lunedì 1 febbraio 2021

VITA DA SCRITTRICE. EAP: il male!




Non mi stancherò mai di ripeterlo: l'editoria a pagamento è IL MALE, senza se e senza ma. E se qualcuno si offende, pace.

Ora che abbiamo chiarito il mio punto di vista...

Sarà capitato a tantissimi di noi, di ricevere delle proposte editoriali palesemente o occultamente a pagamento. Il giochino è sempre lo stesso: l'autore è inesperto, entusiasta, vuole pubblicare, e diventa preda facile di tutti i furbetti del quartierino editoriale. Ti mandano un contrattone lungo un fantastigliardo di pagine, scritto in legalese, con due triglioni di punti e sottopunti e specifiche e rimandi e alla fine quello che ti rimane impresso è sì però cazzarola, il mio libro gli è piaciuto!

La verità è che no, il libro non gli è piaciuto davvero.

Lo vogliono pubblicare, questo sì, ma rifiutano di prendersi il rischio imprenditoriale di farlo (non parliamo di pagare un anticipo alla firma del contratto, come si faceva una volta e come solo pochissime case editrici fanno ancora con solo pochissimi autori super-selezionati super-sicuri e già super-famosi).

Cosa vi dice questo?

Racconteranno una bella storia convincente sul perché e sul percome c'è bisogno di un aiuto da parte dell'autore, perché il mercato editoriale è in crisi, signora mia,  e sposteranno l'attenzione sulla straordinaria opera di promozione che faranno, su quante piattaforme avranno l'onore di ospitare il nostro lavoro, e magari sventoleranno sotto il nostro naso la carota più grande di tutte: la libreria. E noi saremo talmente orgogliosi e inebriati che ci troveremo, due minuti dopo aver firmato, con cento, duecento, in alcuni casi anche cinquecento copie del nostro romanzo da comprare a suon di quattrini delle nostre tasche che ancora non hanno visto ombra di royalty (e probabilmente non ne vedranno mai).

Il significato di tutto ciò è molto semplice: IL CLIENTE DELL'EDITORE A PAGAMENTO NON È IL LETTORE, MA L'AUTORE STESSO.

Siamo noi che costituiamo il loro business, non chi legge. Spesso e volentieri il libro venderà pochissimo, quasi niente, e le copie acquistate da noi saranno molto superiori a quelle vendute attraverso qualunque altro canale.

CI SONO CASCATA ANCHE IO, almeno in parte. Per i miei primi romanzi, la C.E. mi aveva proposto un contratto esclusivamente digitale. Io, che volevo anche i volumi fisici, ho chiesto che fosse allargato anche al libro cartaceo. 

Vorrei che fosse chiaro: è stata una mia idea e una mia richiesta, non una proposta della casa editrice.

Ma per procedere, era previsto che acquistassi un certo numero di copie. Ho accettato. Non è un grande danno, pensavo, perché quel certo numero di copie-autore le avrei prese comunque per portarle alle fiere. Quello che mi sfuggiva è il prezzo: le copie mi sono costate più del doppio di quello che una qualunque tipografia online mi avrebbe chiesto per quel numero di volumi. 

Morale, le ho vendute tutte, ma ci ho perso dei soldi.

Tutto sommato, mi è andata abbastanza bene. Ho limitato le perdite e ho imparato una grande lezione.  So di colleghi a cui ha detto molto peggio (richieste di svariate migliaia di euro per pubblicare, ad esempio).

Perciò, cosa rispondiamo alle case editrici a pagamento?

Nessun commento:

Posta un commento