mercoledì 13 gennaio 2021

VITA DA SCRITTRICE: Scrivere per il lettore

Eccoci giunti alla seconda puntata dell'apprezzatissima rubrica  Quello che ho imparato

Eh, sì.

Noi scrittori siamo duri e puri, mica pizza e fichi. Specialmente noi 'futuri-big' (che emergenti mi fa schifo come termine, ma emergenti da che?), noi abbiamo un'etica, eh già. Noi abbiamo storie che ci ballano il samba nella pancia e scalpitano per uscire, storie che non possiamo trattenere, che devono essere raccontate perché meritano di uscire e portare la propria voce nel mondo.

In altre parole, noi siamo i veri artisti, noi siamo puri dentro, noi scriviamo per noi stessi.


Siamo talmente sicuri di questa cosa che la profezia si adempie alla perfezione.

Noi scriviamo letteralmente per noi stessi, perché siamo in pratica gli unici che leggeranno il nostro libro. E quando ci rendiamo conto di questa triste verità, giù a maledire la congiuntura, la sorte, le lobby degli altri autori che si scambiano recensioni, quelle che hanno gli amici compiacenti, l'esordiente che ha un sacco di recensioni perché i libri li regala, l'italiano medio che non legge, il covid e tutto il mondo dell'editoria.

Ma benedetti futuri-big (carino, eh?), ma una domanda seria non ce la vogliamo fare? Ma davvero è colpa di tutta 'sta gente se il nostro libro non si vende?

La risposta è no, inequivocabilmente, inderogabilmente NO.

Indipendentemente dalla qualità della nostra prosa (per modo di dire, perché il successo non è mai indipendente dalla qualità, ma ora non stiamo parlando di questo), noi facciamo, tutti, un grossissimo errore fin da subito, ancora prima di iniziare a scrivere: quello di escludere il lettore dal processo creativo.

Al contrario, il lettore deve essere al centro di tale processo.

Ora, prima che cominciate tutti a inseguirmi con torce e forconi al grido di "venduta, venduta", cerco di spiegarmi. Abbiamo concordato nello scorso post (o almeno non ho ricevuto notizie contrarie) che ciò che ogni autore vuole è diventare famoso, anche se magari non famoso come Stephen King, almeno un po' conosciuto. 

Ce lo meritiamo, no? Dopotutto abbiamo scritto un libro, magari un bel libro!

Bene, se vogliamo che questo accada, bisogna che persone al di fuori della nostra cerchia lo leggano. Perché lo facciano, il libro va venduto. 

Un buon modo di cominciare è proprio quello di capire a che tipo di lettore ci rivolgiamo e poi scrivere per lui. Non è prostituzione, è sopravvivenza. Vogliamo il giusto riconoscimento? Bene, dobbiamo rendere il nostro romanzo visibile. La gente deve sapere che esiste, se vogliamo che lo compri, no? Per questo la promozione è importante.

E no: promuovere il proprio lavoro non equivale a svalutarsi, svilirsi, mortificare la propria arte e diventare la meretrice del demonio.

La prossima volta vedremo come possiamo cominciare con il piede giusto. 

Per il momento cerchiamo di familiarizzare col concetto base: la pubblicità non è il male!



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