giovedì 26 novembre 2020

LA VITA DELL'ANDRE: le conseguenze psicologiche di sto ç@$$%

Che due palle.

Aspettate, lo ripeto

Che-due-palle

Non ne posso veramente più di sentire discorsi allucinanti su quanto questa situazione del Covid distrugge la psiche dei nostri figli, e su questi giovani che non hanno niente, e su quelli che gli stanno cancellando il futuro (non ho capito bene chi) come se la colpa fosse di chi cerca di arginare i contagi. Per non parlare dei termini "dittatura sanitaria" che sono offensivi per svariati milioni di persone che sono morte sotto una dittatura vera (Hitler e Stalin vi dicono niente? Per citare solo quelli vicini a noi), e delle conseguenze psicologiche che avrà su mio figlio il gesto di misurare la febbre con quella pistola. Questa qui è veramente la migliore di tutte. E pensare che una volta la febbre si misurava nel culo! E così arriviamo al discorso Natale, che va salvato, qualunque cosa questo significhi, come se il cenone della vigilia fosse una questione di vita o di morte. Impensabile non rimpinzarsi di capitone, non comprare i regali, non festeggiare il capodanno. Ricordo a tutti che il Natale è una festa religiosa che non ha niente a che vedere con i regali e i pranzi, e che se non capite questo, il Natale non si può salvare comunque (e sono atea!)


Bene, in queste circostanze io penso a mio nonno Libero.

Libero (Liborio, all'anagrafe) è nato nel 1899. Quando aveva 15 anni è scoppiata la prima guerra mondiale, a cui lui ha partecipato, arruolandosi (obbligatoriamente) nel 1917 per essere impiegato sui campi di battaglia. Ve lo ridico. Impiegato sui campi di battaglia, a 18 anni scarsi. La guerra è finita quando lui aveva 19 anni, contando circa ventidue milioni di morti. Nel frattempo – sì, durante la guerra – si è scatenata l'ultima grande pandemia prima del Covid: l'influenza spagnola. Altri cinquanta milioni di morti. 

È stato fortunato: ne è uscito sano e indenne. A 20 anni aveva già visto più morti di 10 Hitler e 10 Stalin messi insieme. Viveva in un paesino sulle Madonìe dove, possiamo supporre, non si sguazzasse nell'agio. Una stanza per tutta la famiglia nella antica via Vento, il necessario per mangiare e dormire e poco altro.

A 30 anni vive la crisi economica mondiale peggiore da che è stata inventata l'economia, il crollo di Wall Street con tutto quello che ne è conseguito.  Nel frattempo, in Italia un certo signor Benito Mussolini si fa strada nella politica nazionale, e quando Libero ha 34 anni, Hitler sale al potere. Il nonno si rende conto che questo proprio non va bene e si dà alla lotta armata e alla clandestinità. Diventa un dissidente politico, viene arrestato, deportato e muore a Mauthausen. Ma non senza essersi innamorato, sposato e aver avuto un figlio.

Tra i sopravvissuti che hanno visto la fine della seconda guerra mondiale (altri 60 milioni di morti) ci sono bambini che hanno passato l'infanzia sentendo l'allarme antiaereo a ogni ora del giorno e della notte, sapendo che dovevano correre nei rifugi per non restare sotto le macerie del bombardamento che sarebbe seguito. Beh, volete sapere cosa? Facevano la gara a chi arrivava primo, e scommettevano su quale mamma sarebbe stata la più veloce a scendere. Dentro i rifugi, mentre fuori fischiavano le bombe, loro giocavano. Giocavano. Coi legnetti, coi sassi, con le mani. Tra loro. Come faccio a saperlo? Semplice,  uno di questi era mio padre, il figlio di Libero.

Dopo di che Corea, Vietnam, e la più spaventosa di tutte: la guerra fredda.

Vi stupirà sapere che sia il nonno Libero che mio padre sono cresciuti perfettamente sani da un punto di vista psicologico.

Al giorno d'oggi, consideriamo una tragedia se un pacco di Amazon arriva in ritardo, se il nostro profilo IG non è popolare come vorremmo, se il nostro ultimo selfie non prende abbastanza like. Abbiamo case con un tetto che non perde acqua, riscaldate, comode... talmente piene di comfort che non sappiamo più nemmeno che farcene. Libri, TV, internet, giochi elettronici, smartphone... cibo sulla tavola (e guai a fare la fila al supermercato per procurarcelo!) e acqua pulita da bere, eppure se ci dicono che dobbiamo restarci dentro per qualche settimana per la nostra stessa sicurezza, ci sembra una catastrofe.

Alcuni blaterano a vanvera, siamo in dittatura, dicono, senza capire che il semplicissimo fatto di poterlo dire tranquillamente su un social network che raggiunge milioni di persone di fatto smentisce la loro stessa affermazione, dimostrando che non siamo in dittatura. Ignoranti del cazzo.

Ecco, per tutto questo, io penso che se mio nonno fosse qui oggi, ci prenderebbe tutti a calci in culo.

E avrebbe ragione.







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