mercoledì 30 settembre 2020

LE RECENSIONI DELL'ANDRE: Sa morte secada, di Nicola Verde per Fratelli Frilli

SCHEDA:

Titolo: Sa morte secada
Autore: Nicola Verde
C.E. Fratelli Frilli
Genere: Giallo
Pagine: 195
Prezzo: 6,99€ ebook, 14,15€ cartaceo

QUARTA:

Il maresciallo Carmine Dioguardi, campano, sposato senza figli, negli anni '60 viene mandato in servizio a Bonela, centro agro-pastorale di una Sardegna in piena trasformazione economica dove il nuovo, vale a
dire la costruzione di una fabbrica, deve trovare il modo di convivere con una civiltà risalente ai nuraghi.
Il corpo del piccolo Cosimo ucciso a colpi di pietra, spolpato dagli animali selvatici e fatto ritrovare a Fardighei, dà il senso di quanto intricate per Dioguardi si presentino le indagini. Cosimo è figlio di
Natalia Frau, bella e traviata che si mantiene prostituendosi in città. Il bimbo è affidato a sua sorella Costantina, e un giorno scompare. Cosimo è figlio del peccato se è vero, come si mormora, che suo padre
è niente meno che preide Bertula, il parroco di Bonela che ama il “latte d’asina”, pratica l’usura ed ha tanti nemici che però lo temono. E c’è poi il bandito Farore e c’è l’amore giovanile di Natalia che
nasconde un segreto struggente e straziante.

RECENSIONE

Il libro è “anche” un giallo. Ci imbattiamo subito nella scomparsa, prima, e nella morte poi, del piccolo
Cosimo e nelle conseguenti indagini. Soprattutto però il lettore viene condotto nell'atmosfera delle antiche
tradizioni della civiltà nuragica, in una religione primordiale tipica di quei luoghi, fatta di riti, culti,
leggende, miti e usanze sconosciute all'investigatore ”continentale” appena arrivato da Napoli alla sua
nuova destinazione in Sardegna.

“Siamo un popolo preistorico che ancora crede che dalle ossa si possa resuscitare” gli dice un giovane
sacerdote, una delle prime persone interrogate dal maresciallo. Secondo un detto antico, questo significa
“tagliare la morte, andare fino in fondo, andare fino all'osso”. Questo è il significato del titolo.
L'autore ci narra sapientemente quel mondo di pastori, di banditi, diventati tali per fame o per vendetta, di
segreti famigliari che non possono essere svelati, di omertà, di circoli di notabili che il maresciallo non
ama frequentare, di legami tra sorelle, di memoria smarrita, di orgoglio, in una Sardegna arida e bruciata
da un sole che asciuga tutto.

Il racconto non ha un lineare andamento cronologico, è quasi disarticolato ma le varie narrazioni
ben si incastrano a formare la cronaca della storia, senza mai deconcentrare il lettore.
E' gradevole la descrizione dei momenti in cui il maresciallo condivide le riflessioni sulle indagini con sua
moglie, che si preoccupa nel vederlo pensieroso e spesso lo aiuta a districarsi tra le superstizioni e i riti
locali, grazie anche alle chiacchiere che sente in paese, mentre lui fa congetture sull'inutilità di quel delitto
e riflette su un pensiero letto in un testo di Sciascia, che sostiene quanto alla soluzione di certi delitti
misteriosi oltre che l'intuizione contribuirebbe il caso.

La soluzione si fa lentamente strada e appare del tutto imprevista e singolare, tanto incredibile quanto
atroce, portandoci alla scoperta di una complicità non nell'azione delittuosa quanto piuttosto nella
protezione amorevole verso chi ha smarrito il senno ed il ricordo e ci fa riflettere sulle complicate
relazioni umane.
E la scoperta di questi fatti modifica l'atteggiamento del maresciallo verso quella gente, che inizialmente
faticava a capire, e lo porta ad apprezzare quella terra che dapprima aveva considerato un esilio ostile.

VALUTAZIONE FINALE: ⭐⭐⭐ ⭐ e 1/2

Alla prossima, 
Miss Moneypenny

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