martedì 15 settembre 2020

LE INTERVISTE DELL'ANDRE: Rhoma G.

Cari lettori oggi siamo a tu per tu con Rhoma G, il cui ultimo romanzo abbiamo recensito qui 


Buongiorno Rhoma, e benvenuta. La prima domanda è quella di rito: parlaci di te al di fuori della scrittura.


Sono una ex impiegata da sempre innamorata dalla lettura e dalla scrittura, ho un marito e un cane di nome Ercole che adoro (il cane non il marito…). Sono una fanatica della pizza e dei film in bianco e nero, mi piace praticare sport (purtroppo con pochi risultati secondo la mia bilancia) e nuotare, ascolto musica di ogni genere e bevo litri di caffè nero. Sono ottimista per necessità e fin troppo sensibile, come prima impressione sembro scontrosa, in realtà sono solo timida. Ma non ditelo in giro!


Come ti sei avvicinata al romance con evidenti incursioni nell’erotico? Quali sono i tuoi autori di riferimento in questo campo?


Sono una romanticona e le storie d’amore sono il sale della vita per persone come me. Il mio primo racconto l’ho scritto all’età di tredici anni. Amo creare personaggi scomodi ed eroine affatto eroiche, che quasi sempre finiscono per cambiare se stesse dopo un percorso di crescita interiore. Il bello di scrivere libri è che alla fine sei tu che decidi come deve andare, nella vita purtroppo non è sempre così. L’erotismo, secondo il mio modo di vedere, sta alla base dell’amore, insieme alla sensualità e alla passione. Mi piace che ci sia tutto questo nei miei libri, benché seguendo determinati canoni. Riguardo agli autori di riferimento, sono rimasta folgorata da Charlotte Bronte diversi anni fa poi, strada facendo, mi sono imbattuta in Paullina Simons, Lisa Kleypass, Amy Harmon e Susan Elisabeth Phillips, veri e propri mostri sacri che mi ricordano a ogni nuovo libro letto quanto ho ancora da imparare.


Pensi che una donna che scrive romanzi erotici sia ancora oggetto di ostracismo o critiche, nel XXI secolo? A te è mai successo?


Ovvio che sì. Romanzi rosa uguale superficialità e poca cultura, figuriamoci quando si azzarda con le scene di sesso. Vige ancora il diktat secondo cui se scrivi rosa sei ignorante e privo di cultura, come se non fosse pur sempre un libro, per cui bisogna comunque conoscere la lingua e fare mille ricerche, e stressarsi da matti. Ma tant’è…

Mi è capitato di ricevere critiche da qualche uomo, collega, che a suo dire non meritavo la posizione in classifica, a suo scapito ovviamente, e lo ha declamato dal suo blog. Non ha fatto una gran bella figura! 


Il tuo ultimo lavoro, Ogni maledetto martedì, è diverso dai precedenti – o per lo meno dai precedenti che abbiamo letto. Dove trovi l’ispirazione per trame così diverse?


In realtà è in linea con i miei numerosi rosa “classici” per così dire. Mi piace spaziare e dare libero sfogo alla mia fantasia, così ho all’attivo anche un paio di dark. L’ispirazione è più che il risultato degli spunti che via via colleziono e scarabocchi e all’occorrenza tiro fuori e elaboro.


Durante la stesura di un romanzo, qual è l’aspetto che reputi più complesso?


Senza dubbio la caratterizzazione dei personaggi. Devi dar loro un’anima oltre che un carattere.


Veniamo ai personaggi. Quale dei tuoi personaggi (in generale, non necessariamente dell’ultimo romanzo) hai amato di più caratterizzare? E ce n’è uno che invece ti somiglia in modo particolare? Se sì, vuoi svelarci in cosa?


Ogni storia è un’avventura, ho amato dar vita a tutti i miei “bambini”, ma forse quello che mi ha dato più soddisfazione è Angela, della serie Bittersweet, un personaggio secondario ma con un bagaglio personale enorme, che non ha nulla da invidiare a Grace, la protagonista.

Il personaggio che mi somiglia di più è Sharon, cui ho dedicato il libro “Come vento d’inverno”. Per scoprire il motivo, però, vi invito a leggere il libro.


Sempre parlando di personaggi, ne hai creati almeno due davvero duri e spigolosi, mi riferisco naturalmente al Santo e a Misha. La descrizione della società criminale russa è piuttosto precisa, specialmente in Fino all’ultimo respiro. Come ti sei documentata? 


Tempo fa ho visto un film dal titolo “Educazione siberiana” di Gabriele Salvatores e pur nella crudezza del tema trattato me ne sono perdutamente innamorata. Ho voluto saperne di più, così ho scoperto Nicolai Lilin, e i suoi libri, duri, realistici, appassionati.

(siamo perfettamente daccordo, ndr. Lilin è un personaggio controverso ma indubbiamente affascinante)


Parliamo di promozione. Come promuovi un tuo libro? Quanto tempo dedichi a questo aspetto?


Purtroppo è la parte che meno preferisco, non sono una buona consigliera in questo senso. Mi affido ai blog per le presentazioni e ai miei profili social per le promozioni. Tutto molto semplice, ma si ottengono comunque buoni risultati. Il tempo non basta mai, ne dedico di più alla promozione parte subito prima della pubblicazione, poi via via quel che riesco a racimolare. 


Tu hai pubblicato alcuni romanzi in self e altri con casa editrice. Chi meglio di te può spiegarci pregi e difetti di entrambe le modalità…


La pubblicazione in self ci ha reso liberi da condizionamenti e restrizioni, ma tornando alla questione promozione, se non si è bravi a presentare il proprio “gioiello” al grande pubblico, la casa editrice resta – purtroppo o per fortuna – l’unica soluzione, a patto, ovviamente che questa si occupi anche della pubblicità, specie se si è alla prima uscita. Devo tutto al self, ma sarei bugiarda se non dessi comunque merito alle case editrici che mi hanno consentito di andare in libreria.


Quale è la tua “procedura” per l’editing? In altre parole, ti va di raccontarci cosa succede tra quando scrivi la parola fine a quando effettivamente possiamo trovare i tuoi lavori su Amazon?


Di solito alla parola “Fine” segue un pianto liberatorio, sempre. Lo stress accumulato culmina con lacrime di gioia miste a preoccupazione per come andrà. Riguardo all’editing, io mi affido a professionisti del mestiere e a un paio di fidate Beta per la rilettura. Sono una super pignola, ma come dico in fase di editing, spesso i refusi indossano “il mantello dell’invisibilità”. Harry Potter insegna. 

Se pubblico in self (ma anche con le case editrici) cerco di essere parte attiva nella scelta della cover e della impaginazione, il titolo e la sinossi, invece, sono al pari di torture medievale. Mi fanno struggere, ma solo perché sono un’eterna insicura. L’editing è il fulcro conclusivo di un’opera e bisognerebbe dedicarvi lo stesso tempo che si dedica alla scrittura, purtroppo per molteplici ragioni non sempre è possibile.


L’ultima domanda, come la prima, è di rito. Svelaci quello che puoi sui tuoi progetti futuri.


Sono alle prese con qualche self e qualche titolo per le case editrici con cui collaboro, purtroppo al momento non posso dire di più, ma avrete notizie prima della fine dell’anno!


Grazie mille Rhoma per essere stata con noi.


Grazie a voi per avermi ospitata! Alla prossima.

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