lunedì 24 agosto 2020

INTERVISTA A LAVINIA MORANO

Buongiorno cari lettori, oggi è con noi Lavinia Morano, l'autrice di un apprezzato dark/urban fantasy/paranormal.




Buongiorno Lavinia, e benvenuta. La prima domanda è quella di rito: parlaci di te al di fuori della

scrittura.


Buongiorno Andretta, e grazie per avermi dedicato del tempo!

Io vivo da ormai sei anni in Inghilterra, insieme a mio marito. Ho insegnato lingue per circa

quattro anni, ho lavorato poi in una biblioteca, e al momento lavoro come assistente all’interno di

diverse classi in una scuola primaria inglese.

Al di fuori della scrittura, i miei interessi principali sono viaggiare (adoro vedere posti nuovi e

scoprire nuove culture), leggere e cucinare (dolci, soprattutto!). Mi piace anche trascorrere del

tempo passeggiando in campagna: in Inghilterra la primavera è una stagione bellissima, e io amo

molto passeggiare lungo le distese erbose che si estendono ai lati del fiume Adur, vicino al luogo in

cui vivo.


Il tuo romanzo Purple Lilies è molto particolare. Vuoi raccontarci qualcosa di ciò che ti ha ispirato?


Nel 2012 ho lavorato come assistente di lingua italiana in una scuola di Newcastle Upon Tyne. Ho

scritto “Purple Lilies” dopo aver sognato che tutti i miei colleghi erano in realtà alieni! Da lì è

nata l’idea di base, poi, cominciando a scrivere, la storia si è evoluta fino a diventare quello che è

ora. A volte inserivo nel racconto qualche aspetto della mia vita e del mio carattere, altre volte

lavoravo di fantasia. Mi piace mescolare sempre realtà e fantasia!

Come ti sei avvicinata al dark fantasy? Quali sono i tuoi autori di riferimento in questo campo?

Ho definito il mio romanzo un dark fantasy perché non sapevo a che genere appartenesse. In realtà

è un po’ di tutto: dark fantasy, horror, rosa… non sono certa che si tratti di un vero e proprio dark

fantasy. In qualunque caso, devo dire di essere stata molto influenzata da Stephen King, uno dei

miei scrittori preferiti sin da quando ero bambina. Sono poi stata influenzata dai libri di Osho, e

dal pensiero buddista: all’interno del romanzo ho infatti inserito vari riferimenti a questa corrente

di pensiero.


Come fan di J.R. Ward, non ho potuto fare a meno di notare l’uso del termine ‘confraternita’ nel tuo

romanzo. Conosci la serie della Confraternita del pugnale nero, e se sì, cosa ne pensi?


Purtroppo non conosco né l’autore, né la serie. Sorry! 


Durante la stesura di un romanzo, quale è l’aspetto che reputi più complesso?


Rendere la storia credibile, ancorarla alla realtà. So che si tratta di fantasy, ma certi dettagli

vanno comunque studiati e resi plausibili. Per esempio, quando ho parato dei voli dall’Italia

all’Inghilterra, o all’Egitto, ho dovuto controllare i luoghi sulla mappa, dove si trovavano gli

aeroporti, calcolare quante ore ci sarebbero volute per arrivare. Quando descrivo il sistema

scolastico inglese, oppure la permanenza di Luke e Clara in Egitto… certi dettagli devono attenersi

alla realtà, non si può inventare proprio tutto.


Veniamo ai personaggi. Lilith è un personaggio estremamente sfaccettato e soprattutto subisce un

lento ma costante cambiamento, pagina dopo pagina. Parlaci della sua genesi, di come l’hai

concepita.

Lilith è il personaggio che mi piace di più. Quando è nata, l’avevo concepita come un personaggio

malvagio, non era prevista una sua evoluzione. Eppure, pagina dopo pagina, mentre scrivevo, la

vedevo cambiare nella mia testa. Io non ho fatto nulla… Quando scrivo una storia, io vedo le scene

che si svolgono all’interno della mia mente, ma è come se non le stessi creando io, mi limito solo a

trascrivere ciò che vedo. Ecco cos’è successo con Lilith. Inizialmente volevo fosse un personaggio

affascinante ma crudele, poi sembra che lei stessa abbia scelto di cambiare! Io non ho fatto nulla,

mi sono limitata a trascrivere ciò che vedevo nella mia mente! 


Quale dei tuoi personaggi hai amato di più caratterizzare? E ce n’è uno che ti somiglia o per il quale

hai attinto al tuo carattere/esperienza? Se sì, vuoi svelarci in cosa?


Mi è piaciuto caratterizzare Randall! Non saprei perché, ma mi piaceva il suo modo di fare.

La verità è che c’è un po’ di me in tutti i personaggi: in Clara ho inserito la mia visione un po’

disincantata dell’esistenza; in Luke la mia ingenuità e generosità; in Lilith l’orgoglio e il desiderio

di apparire sempre imperturbabile, almeno agli occhi degli altri; Keith rappresenta il mio amore

per l’heavy metal; Dave la mia passione per il cibo; in Randall ho inserito la mia visione della vita

e della morte: per me, la vita è degna d’esser vissuta solo finché può definirsi tale, ma vi sono

situazioni alle quali io, personalmente, preferirei la morte. Hope rappresenta la mia speranza che

le cose, alla fin fine, andranno per il meglio!


Parliamo di promozione. Come promuovi un tuo libro? Quanto tempo dedichi a questo aspetto?

Non dedico moltissimo tempo alla promozione, a dire il vero. Per lo più cerco di far recensire il

romanzo da blogger, oppure lo promuovo su Facebook, attraverso le recensioni che ricevo, brevi

estratti, e giveaway. Mi rendo disponibile per scambi di lettura. Ho poi creato un mio sito web

dove, oltre a pubblicizzare il mio romanzo e i miei racconti, recensisco ciò che leggo a mia volta.


Il romanzo è pubblicato da Brè. Quali sono i motivi della scelta di una c.e. rispetto al self

publishing?


Originariamente avevo pubblicato “Purple Lilies” in self, ma me ne sono subito pentita. La verità è

che io non sapevo nulla di editoria, romanzi, pubblicazioni… Appena ho visto che Amazon dava la

possibilità di auto pubblicarsi, non ho neanche pensato all’idea di cercare una CE. Tuttavia, piano

piano, addentrandomi in questo mondo, mi sono resa conto che il lettore non è molto propenso ad

acquistare romanzi pubblicati in self. Vi sono romanzi pubblicati in self stupendi e scritti molto

bene, ma ve ne sono tanti altri che mi hanno fatto inorridire, scritti da persone che non hanno

assolutamente alcuna base grammaticale… Così mi sono dedicata alla ricerca di una CE non a

pagamento. Tra quelle che mi hanno risposto positivamente ho scelto la Brè, e devo dire di essermi

trovata molto bene finora. Il self publishing è una realtà che mi affascina, ma purtroppo ha dato la

possibilità proprio a tutti di pubblicare, anche a chi non sa distinguere una “è” verbo da una “e”

congiunzione. Penso che l’avere alle spalle una CE non a pagamento, dia al lettore un minimo di

garanzia sulla qualità del prodotto: forse la storia non sarà sempre il massimo, ma quantomeno

sarà ben scritta.


Quale è la tua “procedura” per l’editing? In altre parole, ti va di raccontarci cosa succede tra quando

scrivi la parola fine a quando effettivamente possiamo trovare i tuoi lavori su Amazon?


Quando scrivo, sono io la prima a leggere e rileggere il mio lavoro finché non ne sono pienamente

soddisfatta. Faccio poi leggere l storia ad alcuni miei familiari (purtroppo vi sono errori o refusi

che anche dopo mille riletture io non riesco più a vedere), infine l’editore si occupa di migliorare il

testo. Per il momento ho pubblicato un solo romanzo e qualche racconto breve (presente sul mio

sito e pubblicato su raccolte di racconti di autori vari). Per l’editing del romanzo ci sono voluti

circa cinque mesi. Adesso sono in attesa di pubblicarne un secondo (sempre che piaccia

all’editore! ) e, contemporaneamente, sto lavorando ad altri due (che vanno comunque

ricontrollati e modificati). Dalla parola “fine” fino alla pubblicazione, penso ci voglia circa un

anno.


L’ultima domanda, come la prima, è di rito. Svelaci quello che puoi sui tuoi progetti futuri.


Non ho progetti particolari. In genere vivo giorno per giorno. Spero solo di poter tornare a

viaggiare (e che il Covid 19 scompaia per sempre dalle nostre vite) e di continuare a scrivere storie

che piacciano ai lettori, che permettano loro di sognare a occhi aperti!


Grazie Lavinia per essere stata con noi

Grazie a te per il tempo concessomi! 

Nessun commento:

Posta un commento