lunedì 31 agosto 2020

LE RECENSIONI DELL'ANDRE: Amore a vita. Una storiaccia di carcere e malavita, di Lucrezia Emme

 Cari lettori, oggi per voi un libro davvero particolare, intenso e graffiante.




Titolo: Amore a vita

Autore: Lucrezia Emme

Casa Editrice: Self

Genere: contemporaneo

Pagine: 246

Prezzo: 2,99€ formato ebook, 11,00€ cartaceo.          Disponibile in abbonamento KU




QUARTA:

Amore a Vita è una storia autobiografica dura e realistica, ambientata nella periferia italiana degli anni '90. Siamo in un bar popolato da personaggi bordeline, spacciatori, drogati e giocatori. Sara, adolescente di buona famiglia, conosce Claudio, criminale anaffettivo con una vita segnata da traumi familiari e personali molto profondi. Da questo incontro scaturisce un amore lontano dai cliché del sentimento tradizionale che, trascinandosi dolorosamente per tutta la vita, legherà i due protagonisti in un rapporto pericoloso e disfunzionale.
A casa di Claudio, protetti dal buio della notte, i due amanti si mettono a nudo, raccontando la loro parte più profonda e vera, mentre disperazione e cocaina, si alternano a sesso crudo, privo di slanci sentimentali.
Il lettore ascolterà i monologhi di Claudio sul carcere, crudi e schietti fino a diventare penosi, i racconti della madre suicida e la bruttura di quella vita mala, che ormai non può e non vuole abbandonare.


RECENSIONE:

Capisci che la storia è autobiografica fin dalle prime righe. Il senso di realtà che pervade questa trama è tale da non consentirti di staccare gli occhi dal testo: impossibile che sia tutto inventato. Le descrizioni, le suggestioni, le atmosfere non lasciano adito a dubbi. L'autrice ci regala uno spaccato di vita di cui la maggior parte dei suoi lettori probabilmente non sospetta neppure l'esistenza: una sorta di mondo parallelo, dove 'bravi ragazzi' in cerca di rivincite e 'malavitosi' incrociano le loro esistenze per il tempo di una partita a biliardo o di uno spinello, illudendosi di fare tutti parte dello stesso mondo. C'è una sorta di dignità in questo incontro, fatta di rispetto e leggi non scritte, che mantengono i rapporti in equilibrio e una sorta  d'illusione di normalità in cui, in fondo, tutti questi personaggi si rifugiano.

Ma poi cos'è la normalità? È una vita preconfezionata fatta di relazioni socialmente accettabili ma tiepide e prive di mordente? O è inseguire caparbiamente un sogno pur sapendo fin dal principio che non si realizzerà, che porterà solo distruzione, eppure continuare a volerlo fortemente, a crederci, anche se solo per quei pochi istanti che valgono una vita intera?

Amore a vita è un memoriale privo di artifici narrativi e scene chiave che conquista il lettore per le tematiche affrontate e resta impresso e pesante come un pugno sullo stomaco. Interessante il tema della detenzione e il parallelo tra la dipendenza amorosa e quella dalle droghe.
Attraverso l'uso di dialoghi davvero realistici e grazie ad una prosa misurata e funzionale, l'opera non cade mai nelle trappole del romanzo di genere ed è capace di raccontare in maniera autentica una storia disperata di un amore nero, scomodo e impossibile.

Non c'è redenzione per i protagonisti di questo romanzo. Essi sono ciò che sono, inesorabilmente. Anche quando per un attimo sembra che tutto possa funzionare come in una bella favola, è sempre la cruda realtà a farla da padrona. Una realtà fatta di abbandoni e ritorni, di lontananze e silenzi, di un ritrovarsi sempre a metà, timoroso, consapevole dell'impossibilità di una vita diversa da quella sulla quale ci si è ormai inesorabilmente incamminati. 

Claudio e Sara sono emblematici, si amano e si distruggono, sopportano il peso delle proprie scelte sapendo quanto sbagliate siano ma comprendendo anche che per qualche ragione, a qualche livello, esse sono inevitabili. Soprattutto Sara, che dedicherà la sua vita al raggiungimento di un traguardo che a un certo punto apparirà irrealizzabile persino ai suoi propri occhi, pur non potendo far nulla per eliminarlo dal proprio orizzonte emotivo.

Un libro, come dicevamo, duro, graffiante, pesante ma davvero coinvolgente e bello, che consiglio sicuramente a tutti.


RECENSIONE IN PILLOLE

Consigliato a chi: non essendo un romanzo 'di genere' è assolutamente consigliabile per qualunque categoria di lettori.

I temi trattati: l'amore malato, la dipendenza, il carcere, la paura, la delinquenza.

Il messaggio nascosto: a volte bisogna lasciar andare quello che amiamo, perché non sempre l'amore basta.

Valutazione finale: ⭐⭐⭐ e 1/2



Lucrezia Emme è lo pseudonimo utilizzato per pubblicare Amore a Vita, una storia autobiografica.L'autrice, classe 1978 vive tra Milano e Roma, si occupa di comunicazione e marketing online.Ha vinto importanti premi di drammaturgia teatrale e scrive racconti per bambini.  






lunedì 24 agosto 2020

INTERVISTA A LAVINIA MORANO

Buongiorno cari lettori, oggi è con noi Lavinia Morano, l'autrice di un apprezzato dark/urban fantasy/paranormal.




Buongiorno Lavinia, e benvenuta. La prima domanda è quella di rito: parlaci di te al di fuori della

scrittura.


Buongiorno Andretta, e grazie per avermi dedicato del tempo!

Io vivo da ormai sei anni in Inghilterra, insieme a mio marito. Ho insegnato lingue per circa

quattro anni, ho lavorato poi in una biblioteca, e al momento lavoro come assistente all’interno di

diverse classi in una scuola primaria inglese.

Al di fuori della scrittura, i miei interessi principali sono viaggiare (adoro vedere posti nuovi e

scoprire nuove culture), leggere e cucinare (dolci, soprattutto!). Mi piace anche trascorrere del

tempo passeggiando in campagna: in Inghilterra la primavera è una stagione bellissima, e io amo

molto passeggiare lungo le distese erbose che si estendono ai lati del fiume Adur, vicino al luogo in

cui vivo.


Il tuo romanzo Purple Lilies è molto particolare. Vuoi raccontarci qualcosa di ciò che ti ha ispirato?


Nel 2012 ho lavorato come assistente di lingua italiana in una scuola di Newcastle Upon Tyne. Ho

scritto “Purple Lilies” dopo aver sognato che tutti i miei colleghi erano in realtà alieni! Da lì è

nata l’idea di base, poi, cominciando a scrivere, la storia si è evoluta fino a diventare quello che è

ora. A volte inserivo nel racconto qualche aspetto della mia vita e del mio carattere, altre volte

lavoravo di fantasia. Mi piace mescolare sempre realtà e fantasia!

Come ti sei avvicinata al dark fantasy? Quali sono i tuoi autori di riferimento in questo campo?

Ho definito il mio romanzo un dark fantasy perché non sapevo a che genere appartenesse. In realtà

è un po’ di tutto: dark fantasy, horror, rosa… non sono certa che si tratti di un vero e proprio dark

fantasy. In qualunque caso, devo dire di essere stata molto influenzata da Stephen King, uno dei

miei scrittori preferiti sin da quando ero bambina. Sono poi stata influenzata dai libri di Osho, e

dal pensiero buddista: all’interno del romanzo ho infatti inserito vari riferimenti a questa corrente

di pensiero.


Come fan di J.R. Ward, non ho potuto fare a meno di notare l’uso del termine ‘confraternita’ nel tuo

romanzo. Conosci la serie della Confraternita del pugnale nero, e se sì, cosa ne pensi?


Purtroppo non conosco né l’autore, né la serie. Sorry! 


Durante la stesura di un romanzo, quale è l’aspetto che reputi più complesso?


Rendere la storia credibile, ancorarla alla realtà. So che si tratta di fantasy, ma certi dettagli

vanno comunque studiati e resi plausibili. Per esempio, quando ho parato dei voli dall’Italia

all’Inghilterra, o all’Egitto, ho dovuto controllare i luoghi sulla mappa, dove si trovavano gli

aeroporti, calcolare quante ore ci sarebbero volute per arrivare. Quando descrivo il sistema

scolastico inglese, oppure la permanenza di Luke e Clara in Egitto… certi dettagli devono attenersi

alla realtà, non si può inventare proprio tutto.


Veniamo ai personaggi. Lilith è un personaggio estremamente sfaccettato e soprattutto subisce un

lento ma costante cambiamento, pagina dopo pagina. Parlaci della sua genesi, di come l’hai

concepita.

Lilith è il personaggio che mi piace di più. Quando è nata, l’avevo concepita come un personaggio

malvagio, non era prevista una sua evoluzione. Eppure, pagina dopo pagina, mentre scrivevo, la

vedevo cambiare nella mia testa. Io non ho fatto nulla… Quando scrivo una storia, io vedo le scene

che si svolgono all’interno della mia mente, ma è come se non le stessi creando io, mi limito solo a

trascrivere ciò che vedo. Ecco cos’è successo con Lilith. Inizialmente volevo fosse un personaggio

affascinante ma crudele, poi sembra che lei stessa abbia scelto di cambiare! Io non ho fatto nulla,

mi sono limitata a trascrivere ciò che vedevo nella mia mente! 


Quale dei tuoi personaggi hai amato di più caratterizzare? E ce n’è uno che ti somiglia o per il quale

hai attinto al tuo carattere/esperienza? Se sì, vuoi svelarci in cosa?


Mi è piaciuto caratterizzare Randall! Non saprei perché, ma mi piaceva il suo modo di fare.

La verità è che c’è un po’ di me in tutti i personaggi: in Clara ho inserito la mia visione un po’

disincantata dell’esistenza; in Luke la mia ingenuità e generosità; in Lilith l’orgoglio e il desiderio

di apparire sempre imperturbabile, almeno agli occhi degli altri; Keith rappresenta il mio amore

per l’heavy metal; Dave la mia passione per il cibo; in Randall ho inserito la mia visione della vita

e della morte: per me, la vita è degna d’esser vissuta solo finché può definirsi tale, ma vi sono

situazioni alle quali io, personalmente, preferirei la morte. Hope rappresenta la mia speranza che

le cose, alla fin fine, andranno per il meglio!


Parliamo di promozione. Come promuovi un tuo libro? Quanto tempo dedichi a questo aspetto?

Non dedico moltissimo tempo alla promozione, a dire il vero. Per lo più cerco di far recensire il

romanzo da blogger, oppure lo promuovo su Facebook, attraverso le recensioni che ricevo, brevi

estratti, e giveaway. Mi rendo disponibile per scambi di lettura. Ho poi creato un mio sito web

dove, oltre a pubblicizzare il mio romanzo e i miei racconti, recensisco ciò che leggo a mia volta.


Il romanzo è pubblicato da Brè. Quali sono i motivi della scelta di una c.e. rispetto al self

publishing?


Originariamente avevo pubblicato “Purple Lilies” in self, ma me ne sono subito pentita. La verità è

che io non sapevo nulla di editoria, romanzi, pubblicazioni… Appena ho visto che Amazon dava la

possibilità di auto pubblicarsi, non ho neanche pensato all’idea di cercare una CE. Tuttavia, piano

piano, addentrandomi in questo mondo, mi sono resa conto che il lettore non è molto propenso ad

acquistare romanzi pubblicati in self. Vi sono romanzi pubblicati in self stupendi e scritti molto

bene, ma ve ne sono tanti altri che mi hanno fatto inorridire, scritti da persone che non hanno

assolutamente alcuna base grammaticale… Così mi sono dedicata alla ricerca di una CE non a

pagamento. Tra quelle che mi hanno risposto positivamente ho scelto la Brè, e devo dire di essermi

trovata molto bene finora. Il self publishing è una realtà che mi affascina, ma purtroppo ha dato la

possibilità proprio a tutti di pubblicare, anche a chi non sa distinguere una “è” verbo da una “e”

congiunzione. Penso che l’avere alle spalle una CE non a pagamento, dia al lettore un minimo di

garanzia sulla qualità del prodotto: forse la storia non sarà sempre il massimo, ma quantomeno

sarà ben scritta.


Quale è la tua “procedura” per l’editing? In altre parole, ti va di raccontarci cosa succede tra quando

scrivi la parola fine a quando effettivamente possiamo trovare i tuoi lavori su Amazon?


Quando scrivo, sono io la prima a leggere e rileggere il mio lavoro finché non ne sono pienamente

soddisfatta. Faccio poi leggere l storia ad alcuni miei familiari (purtroppo vi sono errori o refusi

che anche dopo mille riletture io non riesco più a vedere), infine l’editore si occupa di migliorare il

testo. Per il momento ho pubblicato un solo romanzo e qualche racconto breve (presente sul mio

sito e pubblicato su raccolte di racconti di autori vari). Per l’editing del romanzo ci sono voluti

circa cinque mesi. Adesso sono in attesa di pubblicarne un secondo (sempre che piaccia

all’editore! ) e, contemporaneamente, sto lavorando ad altri due (che vanno comunque

ricontrollati e modificati). Dalla parola “fine” fino alla pubblicazione, penso ci voglia circa un

anno.


L’ultima domanda, come la prima, è di rito. Svelaci quello che puoi sui tuoi progetti futuri.


Non ho progetti particolari. In genere vivo giorno per giorno. Spero solo di poter tornare a

viaggiare (e che il Covid 19 scompaia per sempre dalle nostre vite) e di continuare a scrivere storie

che piacciano ai lettori, che permettano loro di sognare a occhi aperti!


Grazie Lavinia per essere stata con noi

Grazie a te per il tempo concessomi! 

venerdì 21 agosto 2020

LE RECENSIONI DELL'ANDRE: Requem Veneziano di Nathan Marchetti per Fratelli Frilli

Cari lettiori, ancora un giallo per la gioia degli appassionati. La nostra Miss Moneypenny oggi è andata per noi a Venezia.


Scheda


Titolo: Requiem veneziano. Un'indagine del commissario Enzo Fellini

Autore:  Nathan Marchetti

Casa editrice: Fratelli Frilli editori

Genere: Giallo/Poliziesco

Pagine: 243 



Sinossi

Dentro una gondola viene scoperto il cadavere una soprano tedesca. Ha quarantadue anni. Chi l'ha uccisa?

Perché? Il Superuomo - così si firma l'assassino - prende di mira cantanti liriche e poliziotti. Nonostante la

gravità degli eventi, il questore Badalamenti è interessato a un unico obiettivo: rincorrere l'opinione

pubblica. A complicare ulteriormente le cose, ecco un piccante affaire de coeur del commissario Fellini.

Riuscirà il nostro commissario, a risolvere il caso? Venezia è protagonista assoluta anche in questo nuovo

romanzo di Nathan Marchetti, acclamato dai lettori come "il nuovo Camilleri Veneziano"




Recensione


Un giallo accattivante che si svolge nella città più bella del mondo, Venezia.

Un racconto che scorre tra le acque interne della città, così come scorre la gondola che all'inizio, dopo

aver “bussato” alle porte di San Marco, portando il suo carico di morte, entra prepotentemente nella

Cattedrale grazie, o a causa, dell'acqua alta che blocca la città.

Tra le calli e i ponti veneziani l'indagine macchinosa è condotta da un commissario riminese, che ben si è

integrato nella laguna, coadiuvato ed amato dai suoi preziosi collaboratori. Un uomo laborioso e

perspicace nel suo lavoro, che però non riesce ad esserlo sul piano personale e cade imprudentemente nei

trabocchetti di chi glieli tende per fini puramente carrieristici ed egoistici.

I personaggi sono ben disegnati e qualcuno ci appare persino ironico nella sua ingenuità.

Il potere e la bramosia di eternità ci portano a conoscere personaggi ambigui all’interno della Chiesa e gli

intrighi nei suoi palazzi, allacciandosi manifestamente al mondo della musica “seria”.

Il racconto oltre ai fatti, ci narra continuamente i mugugni ed i mormorii dei personaggi, nello strascicante

dialetto della laguna ed anche i dialoghi si svolgono molto spesso nel vernacolo veneziano, a volte ostico,

a volte ironico.

Eventi diversi e personaggi apparentemente distanti tra loro arrivano infine ad incrociarsi ed a legarsi, non

consentendo al lettore di individuare il colpevole fino all’ultima pagina. 


Valutazione finale ⭐⭐⭐ ⭐ e 1/2



Alla prossima recensione,

Miss Moneypenny









Ringraziamo la casa edtitrice per l'invio della copia da recensire

giovedì 20 agosto 2020

LE RECENSIONI DELL'ANDRE: Purple lilas di Lavinia Morano per Brè Edizioni

Quando ho deciso di rallentare le recensioni richieste delle case editrici e/o per i vari blog tour (rallentare, non smettere!!) per dedicarmi maggiormente agli autori emergenti che mi contattano privatamente (ragazzi siete tantissimi, un po' di pazienza e arrivo da tutti!!), mi sono data una regola. Non leggere la quarta prima di cominciare il romanzo.  Mi piace l'idea di accostarmi al libro serenamente, senza provare ad anticipare nulla della trama.

E' quindi in questo modo che ho approcciato Purple Lilies, che ho scoperto essere un paranormal/dark fantasy solo dopo qualche capitolo :-)


Scheda:

TITOLO: Purple Lilies

AUTORE: Lavinia Morano

C.E.: Bré edizioni

GENERE: dark fantasy

PAGINE: 498

PREZZO DI COPERTINA: 3,99€ ebook, 20.00€ cartaceo. Disponibile per Kindle Unlimited.


Quarta di copertina:

Nel corso del romanzo si intrecciano storie differenti che vanno via via fondendosi in un unico racconto. Le storie principali sono tuttavia tre. La prima è quella di Clara, una ragazza che presto andrà a lavorare in un istituto per orfani sul quale circolano strane voci a proposito di streghe e di bambini scomparsi nel nulla. L’estate che precede l’inizio del suo nuovo lavoro sarà segnata da un viaggio in Egitto costellato da cattivi presagi e incubi, che sembrano metterla in guardia contro un imminente pericolo. Lei e suo cugino Luke, per il quale la ragazza prova più che semplice affetto, scopriranno di avere una missione da portare a termine e una vita da salvare. Contemporaneamente viene narrata la storia di Lilith e Keith, la coppia che gestisce l’istituto nel quale Clara andrà presto a lavorare. Dalle loro parole emerge che vi sono altri motivi dietro l’assunzione di Clara e che uno sconvolgente mistero si cela tra le mura di quell’istituto. Si fa più volte riferimento a una “Confraternita” della quale i due sarebbero a capo e i cui membri non appaiono completamente umani. La terza storia è quella di Hope, nome che significa speranza, una degli orfani dell’istituto in questione. Hope è una bambina con poteri speciali ma il cui unico desiderio è quello di riavere sua madre e trovare il calore di una famiglia. Lei intreccerà i destini di Luke e Clara con quelli di Keith e Lilith, fino a fonderli, in un crescendo emozionante e sorprendente. Vivrete questo “romanzo-viaggio” come una esperienza extrasensoriale che lascerà un segno nel vostro cuore. Come un giglio viola.


Recensione:

Questo libro contiene, tra le altre cose, alcune belle storie d'amore. Non è nella maniera più assoluta un romance, e non ne contiene praticamente nessun elemento, e tuttavia si ha la sensazione che comunque tutto giri intorno all'amore. Amore di molti tipi. Quello romantico che lega i protagonisti, ma anche quello passionale e un po' morboso che c'è tra i due antagonisti; quello negato di un figlio per il proprio padre; quello ingenuo e puro di una bambina per la propria madre, a dispetto di tutto.

I tre filoni narrativi arrivano a integrarsi e a mescolarsi in maniera fluida e equilibrata attorno alla metà della trama. La prima parte del lavoro è destinata a presentarci i personaggi principali e comprimari, che vengono identificati e disegnati in ogni sfaccettatura del carattere, e che risultano in questo modo molto vividi. Il lettore viene portato poco per volta nel cuore del mistero, attraverso un accurato dosaggio di indizi e piccoli misteri che spalancano le porte per quello più grande, che condurrà  alla rocambolesca e concitata fine della trama.

Se dobbiamo proprio trovare un difetto (e sapete che dobbiamo!), forse la prima parte risulta un po' lunga ed elaborata; non che sia necessariamente un male, ma probabilmente ridurre un poco lo spazio dedicato alle tre storie separate e giungere più velocemente al punto focale potrebbe velocizzare la lettura, rendendola più snella e scorrevole.

Lettura che comunque si mantiene per tutto il libro assai piacevole: il romanzo è ottimamente scritto, molto ben editato, senza una sbavatura stilistica ne' ortografica. Il registro del linguaggio è ben gestito, con lessico accurato e adatto alle varie situazioni presentate. 

Nel complesso dunque un ottimo lavoro, che mi sento di consigliare senza dubbio a tutti gli amanti del genere.

Recensione in pillole:

Consigliato a chi: crede a sei cose impossibili prima di colazione!

I temi trattati: l'amore in ogni sua forma, la paura, la lontananza, il tradimento, la sopravvivenza

Il messaggio nascosto nella trama: c'è sempre qualcosa di puro in ognuno di noi, anche se magari è nascosto molto molto in profondità.

Valutazione finale⭐⭐⭐ 1/2









mercoledì 19 agosto 2020

LE RECENSIONI DELL'ANDRE: Un pastis al bar Marco, di Morena Fellegara per Fratelli Frilli Editori

Cari lettori, oggi la nostra Miss Moneypenny ha letto per noi un giallo ambientato a Sanremo!


Scheda:








Titolo: Un pastis al bar Marco

Autore: Morena Fellegara

Casa editrice: Fratelli Frilli

Genere: Giallo/Noir

Pagine: 142



Sinossi

La storia si svolge nella primavera del 1981 nel Bar Marco, a Sanremo.

E' domenica pomeriggio ed il bar è frequentato dagli avventori abituali che giocano a carte e a biliardo mentre ascoltano le cronache delle partite che trasmette la radio. Flavio, accanito giocatore di qualsiasi cosa e cliente del bar, nel controllare la schedina esulta per aver realizzato “13” e subito vengono aperte un paio di bottiglie per un brindisi che, in una gran baraonda, coinvolge tutti i presenti.

Il giorno successivo Flavio torna al bar dichiarando di non ricordare nulla della schedina e che, comunque, l’ha persa, lasciando tutti nello sconcerto.

Poco dopo si scopre che il vincitore è stato drogato con un farmaco che compromette la memoria, per essere successivamente raggirato da una sgualdrina che lo ha derubato. Mario, il barista, riflette sull'accaduto, turbato perché comprende che la droga deve essere stata versata nel bicchiere durante il brindisi ed intuisce che tra i suoi clienti c'è un mascalzone. Inizia così la sua personale indagine, attento al comportamento di tutti all'interno del locale e nelle strade del quartiere.

Quando, qualche tempo dopo, viene rinvenuto il cadavere dello spazzino, il maresciallo Farfuglia dichiara trattarsi di suicidio, ma data la sua assoluta incapacità a condurre le indagini, Mario continua ad investigare ancor più accuratamente, arrivando a scoprire che si tratta di omicidio, e con testardaggine ed acutezza giunge alla soluzione e alla scoperta del colpevole.


Recensione

Questo libro non è solo un giallo, ma anche e soprattutto uno spaccato di vita dei tanti personaggi che ruotano intorno agli eventi, con le loro contrarietà, guai, impicci, descritti in modo ammirevole.

Il periodo è storicamente ben contestualizzato ed accompagnato in modo piacevole dalle canzoni dell’epoca, all’inizio di ogni capitolo, infatti, l’autrice inserisce alcuni testi dei grandi cantautori, che si legano con gli avvenimenti raccontati.

Tutta la vicenda si svolge nella primavera 1981 quasi esclusivamente all’interno del Bar Marco di Sanremo, a pochi passi dal Casinò. Il bar è un microcosmo, “un appuntamento felice” dove si ritrovano tutte le anime del quartiere. Gli avventori passano per un caffè o un bicchierino e molti si avvicendano ai tavoli di ramino ed intorno al tavolo da biliardo.

L’atmosfera attorno al tavolo del biliardo è splendidamente descritta, il soffocato rumore delle palle che scivolano sul panno verde, gli atteggiamenti dei giocatori, il silenzio, la concentrazione, l’autocontrollo, le geometrie di gioco, il borotalco sulle mani, i gessetti blu sulla punta delle stecche.

Tutti i residenti del quartiere, i negozianti, gli artigiani delle botteghe di zona, prima o poi entrano al Bar Marco e la storia, i problemi, il destino di ognuno del clienti sono raccontati con perizia. Mario, il proprietario che gestisce il locale insieme alla moglie Lina, è ben descritto nel suo atteggiamento di paziente ascoltatore nei confronti di quella varia umanità che, a seconda dei momenti, appoggiata al suo bancone o accasciata su una sedia per la stanchezza, gli racconta i propri grattacapi, in cerca di sostegno e consigli. Mario è una sorta di riflessivo confessore che non giudica e dispensa un sorriso e due chiacchiere a tutti.


“Ti rilassi, incontri qualche amico. Poi sei pronto per risolvere problemi o non risolverli. Li guardi e li lasci così. Ti vanno bene anche quelli”


Valutazione finale: ⭐⭐⭐ e 1/2




Alla prossima recensione, 

Miss Moneypenny








Ringraziamo la casa editrice per l'invio della copia da recensire.

lunedì 17 agosto 2020

LE INTERVISTE DELL'ANDRE: Annarita Petrino

 

Cari lettori, oggi il blog ospita Annarita Petrino, una bravissima autrice di fantascienza. 

Abbiamo avuto il piacere di recensire il suo lavoro qui

Qui il link d'acquisto.


Buongiorno Annarita, e benvenuta. La prima domanda 

è quella di rito: parlaci di te al di fuori della

scrittura.


Salve e grazie per l’ospitalità. Sono sposata con

Massimo da 11 anni e ho due figli: Antonio ed

Ekaterina. Sono insegnante di Scuola Primaria, dove insegno italiano, inglese, storia, geografia ed arte. Sono originaria di Giulianova ma vivo a Montorio al Vomano (Te). Sono abruzzese da parte di madre e lucana da parte di mio padre che è di Matera.


Il tuo romanzo Quando borg posò lo sguardo su Eve è molto particolare. Vuoi raccontarci qualcosa di ciò che ti ha ispirato?


È un romanzo distopico ambientato in un futuro post apocalittico dove gli esseri umani si sono quasi estinti e la superficie della Terra è per la

maggior parte inabitabile, ma detto così non sembra avere nulla di straordinario. Ciò che lo rende particolare e la presenza dei Borg che,

senza avere nulla a che fare con gli omonimi di Star Trek, sono esseri umani potenziati che vivono la dualità della natura umana e di quella

cibernetica. È un romanzo scritto una decina di anni fa, che ha maturato molto nel famoso cassetto e con il quale intendevo proporre un’analisi del

“doppio”. Un po’ come faceva Asimov, che attraverso il confronto con l’essere robotico (meglio ancora se umanoide e quindi difficilmente

distinguibile dall’essere umano), così io ho raccontato delle profonde

contraddizioni dell’animo umano attraverso l’incontro e lo scontro di due

razze simili e diverse al tempo stesso. 


Sappiamo già che ti sei avvicinata al genere fantascientifico grazie all’indiscusso maestro Isaac

Asimov. Quali sono gli altri tuoi autori di riferimento in questo campo?


Dopo Asimov è venuto William Gibson che molto si addiceva alle

inquietudini adolescenziali, ai panorami cupi, a una discesa profonda e

disperata nella vera natura di noi stessi. Poi ho letto Philip Dick, China

Mieville, George Martin.


Sappiamo che fantascienza è stata considerata a lungo un genere principalmente maschile, sia come

pubblico che come autori. Hai incontrato difficoltà legate al genere nella promozione/vendita del

tuo romanzo?


Difficoltà legate al genere no. Nessuno mi ha mai fatto pesare il fatto che

fossi una donna. La passione per la fantascienza fa storcere il naso a chi ti

sta intorno perché si più è incomprensibile.


Durante la stesura di un romanzo, quale è l’aspetto che reputi più complesso?


Sicuramente la coerenza della trama, soprattutto se si tratta di un romanzo

di una certa lunghezza. Può capitare che durante la rilettura ci si accorga

di incongruenze alle quali bisogna mettere mano prima di andare in

stampa.

(Siamo perfettamente daccordo, ndr)


Veniamo ai personaggi. Lilandra è un personaggio estremamente sfaccettato e soprattutto che

cambia visibilmente pagina dopo pagina. Parlaci della sua genesi, di come l’hai concepita.


Lilandra ha avuto una lunga genesi pari a quella del romanzo e si è

plasmata esattamente come ho fatto io nel corso del tempo. Ha fortemente

risentito della mia maturazione come donna ed è diventata il personaggio

che è ora attraverso un lungo processo di definizione. All’inizio era più

simile a un robot, spietata, senza senza troppi sentimenti, poi è arrivata la

parte tenera e inquieta del cuore umano di donna che l’ha resa una

creatura alle prese con l’esperienza dell’amore e dell’empatia.


A parte Lilandra, quale dei tuoi personaggi hai amato di più caratterizzare? E ce n’è uno che ti

somiglia o per il quale hai attinto al tuo carattere/esperienza? Se sì, vuoi svelarci in cosa?


È una domanda molto bella, rispondendo alla quale però farei spoiler.

Allora dico solo questo: un personaggio a cui sono molto legata è Aurosa

Nassir, la madre di Lilandra, poiché è un personaggio che ha anticipato

un’esperienza che poi si sarebbe realizzata nella mia vita.


Parliamo di promozione. Come promuovi un tuo libro? Quanto tempo dedichi a questo aspetto?


Dedico sempre un po’ di tempo al giorno. Prendo contatti attraverso i

social con i blogger, con le riviste, con le radio, con i lettori. Organizzo

dirette, presentazioni, faccio post promozionali. Inoltre ho un blog in cui

scrivo articoli di fantascienza: 

https://petrinoscifi.wordpress.com

Qui ho anche messo a disposizione il primo capitolo del mio libro.

Ho una pagina su Facebook, il profilo Instagram e adesso sto lanciando un

gruppo “Be Borg”.


Il romanzo è pubblicato da Tabula Fati. Quali sono i motivi della scelta di una c.e. rispetto al self

publishing?


Non sono affatto una sostenitrice del self-publishing. Una casa editrice

seria è una garanzia di qualità. L’autore deve confrontarsi con qualcuno

che lo aiuti a entrare meglio nel suo libro e anche a guardarlo con occhi

diversi, mentre il self questo non lo permette.


Quale è la tua “procedura” per l’editing? In altre parole, ti va di raccontarci cosa succede tra quando

scrivi la parola fine a quando effettivamente possiamo trovare i tuoi lavori su Amazon?


L’editing è stato fatto insieme alla mia editor con la quale ho avuto il

piacere di confrontarmi su diversi aspetti del romanzo. Un editing

autoreferenziale sarebbe deleterio per un buon romanzo.


L’ultima domanda, come la prima, è di rito. Svelaci quello che puoi sui tuoi progetti futuri.


Questa domanda arriva in un momento critico! Ho tre progetti sottomano,

ma non so ancora decidermi a quale dedicarmi. Scrivere il seguito di

“Quando Borg posò lo sguardo su Eve”, terminare un romanzo già iniziato,

ma che sarebbe altamente tecnologico, riscrivere un romanzo già scritto.


Grazie mille Annarita per essere stata con noi.


Grazie a te per la disponibilità!