venerdì 5 giugno 2020

LE FOLLIE DELLA LINGUA ITALIANA: la punteggiatura, part 1

Ah, la punteggiatura, questa sconosciuta.
Mi pare di vedere la mia prof delle superiori mettersi le mani nei capelli :-)

Vediamo di cominciare dall' ABC. A volte facciamo degli errori banali dei quali nemmeno ci accorgiamo.

I segni di punteggiatura.

I segni di punteggiatura non sono tantissimi e devono essere usati a proposito. Le regole che sono loro attribuite sono diverse e dobbiamo averle ben presente quando scriviamo un testo.

1. Il punto fermo. 

Questo è facile. Si usa per separare due frasi
Esempio: Non esco stasera. Tu cosa fai?
È bene ricordare che una frase è sempre composta almeno da un soggetto e da un verbo. Insiemi di parole senza verbo non costituiscono una frase.

2. I due punti

Anche questo non è difficilissimo. Si usano per annunciare qualcosa nella frase (tipo un elenco) oppure per spiegare o approfondire un concetto.
Esempio: Devi uscire e comprare: pane, formaggio, uova e latte.
Esempio: Quel libro non mi è piaciuto: la trama era troppo debole.
I due punti si usano anche prima di un discorso diretto quando esso è introdotto da un verbo dichiarativo.
Esempio: Gli dissi: "vattene".
(personalmente trovo questa forma – benché corretta – un poco antichella. Di solito preferisco girare la frase ed evitare il dichiarativo coi due punti. "Vattene", gli dissi. )

3. I puntini di sospensione

Ecco, qui mi sento di dirlo molto chiaramente a tutti coloro che abbiano voglia di starmi a sentire. La prima regola è che sono tre. Solo tre. Non quattro, non cinque, non quindici. Aumentare i puntini di sospensione non fa aumentare la suspence. Fa solo disperare gli editor :-)
Esempio: io............ non lo sapevo......... mi dispiace........   ecco, per questo c'è la fucilazione sommaria!!!!

Ciò debitamente premesso, i puntini si usano essenzialmente quando una frase o un elenco vengono lasciati incompiuti. In un discorso diretto, anche quando chi parla viene interrotto dall'altro interlocutore. Possono anche essere usati per esprimere dubbio o incertezza da parte di chi parla, ma francamente mi sentirei di sconsigliarlo: rallentano di molto il ritmo della frase.
Esempio: Sul tavolo c'erano pentole, padelle, scodelle, piatti, bicchieri... (indicano che l'elenco potrebbe continuare. Possono essere sostituiti da 'eccetera')
Esempio: "io... non lo sapevo... mi dispiace... " ---> non è scorretto, ma personalmente preferisco di gran lunga "Io non lo sapevo. Mi dispiace." Molto più incisivo.
Non dimentichiamo che dopo i tre puntini ci vuole lo spazio prima della parola successiva.


4. Punto esclamativo e di domanda

Anche questi sono facili. Si usano per esprimere una domanda o per enfatizzare un concetto.
Esempio: Chi sei?
Esempio: Vattene! Ti odio!
Tuttavia le cose un po' cambiano in caso di discorso diretto o indiretto. 
Il punto di domanda non si usa se la domanda viene espressa in discorso indiretto (esempio: gli chiese come si chiamasse) ma resta comunque nel discorso diretto (esempio: "Come ti chiami?" domandai).
Il punto esclamativo, invece, in presenza di un verbo che già sottolinei il valore di esclamazione tende ad essere considerato superfluo nel discorso diretto.
Esempio: "Vattene. Ti odio" esclamò. 
Inserire il punto esclamativo in questo contesto non è un gravissimo errore, ma appare ridondante ed eccessivo.


Per oggi basta così, che ne dite?
La prossima volta parleremo della virgola, quella sì che ha parecchio da dire!


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