lunedì 1 giugno 2020

LE FOLLIE DELLA LINGUA ITALIANA: la D eufonica

Eccoci arrivati a un punto cruciale: la famigeratissima d eufonica.

Come si dice? Ed essere? Ed avere? oppure E essere? E avere? o ancora ed essere, e avere?

Questo sembra essere uno di quei casi in cui la lingua quotidiana supera quella codificata, come una Ferrari supererebbe una Panda in autostrada.

C'è stato (e in parte ancora c'è) un lungo e infruttuoso dibattito sull'uso di questa letterina "del bel suono"  fino a circa cinquanta anni fa e in quei tempi – non poi troppo lontani – sembrava che la d avesse prevalso su tutti i dubbi e fosse apprezzata da scrittori, giornalisti e gente normale (!).

Poi... poi. Poi basta. La povera d ha cominciato a perdere terreno.

A oggi (sì, stavo per scrivere ad oggi, mi sono trattenuta a stento), l'opinione comune è che la d eufonica debba essere utilizzata soltanto se la parola successiva comincia con la medesima vocale, ovvero si dice ad andare, ed era, e iniziare, a essere.  
C'è però una eccezione. Dubitavate?
Eccola: si dice ad esempio, locuzione consolidata dall'uso.

Questa, secondo il signor Hoepli è la regola generalmente applicata dalle redazioni giornalistiche e – cosa ancora più importante per i nostri fini – dalle case editrici. E anche secondo l'Accademia della Crusca le cose stanno così.

Anche se.... già. Anche se.
Anche se bisogna considerare che "la eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano et ad" e quindi chi vi fosse particolarmente affezionato potrebbe tranquillamente continuare a usarla in ogni occasione, considerandola non un errore ma una ricercatezza linguistica.

E quindi?
E quindi boh.

Personalmente, usavo la d ad ogni piè sospinto. La mettevo dappertutto. Poi un editore mi ha fatto un cazziatone che la metà bastava e ho smesso. Ora che mi sono abituata a usarla solo tra vocali uguali, ho l'impressione che questa prassi renda più scorrevole la lettura. Però è solo la mia opinione personale.

6 commenti:

  1. "ha comunicato a perdere terreno." forse il pc ti fa gli scherzi?
    Forse la frase sopra era "ha cominciato a perdere terreno."???

    Ciao, Fior

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    1. ahahah si si. è il correttore. Il correttore è il male!

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  2. Concordo con te, sono quei vezzi alla Mirabella, far sapere che si è di una certa epoca, quando il parlare era ricercato per chi poteva permettersi le "scuole alte" e più semplice per il volgo e la plebe . . . inutile al giorno d'oggi quando già si fa fatica a parlare italiano senza infarcirlo di inglesismi! ;)

    Ciao, Fior

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    1. Ma che dirti Fior, non saprei. E' questione di trovare il proprio stile. Io l'ho sempre usata, perché mi avevano insegnato così. Poi ho cominciato a toglierla e al momento mi trovo meglio senza, ma è una mia opinione.

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  3. Personalmente ho sempre usato e continuo ad usare la "D" eufonica e non lo faccio per un vezzo che renda più forbita la mia lingua scritta, non ne ho alcun bisogno: semplicemente è la forma corretta, così come tu fai correttamente notare, per una lingua che si è evoluta dal Latino. Quello che poi può dire un editore, a meno che non sia un accreditato filologo con cui si potrebbe anche aprire un dibattitto, o l'Accademia della Crusca, che ha accettato un neologismo orribile e privo di senso come "petaloso" ( magari per dare un'idea di avanguardismo ) per me non ha alcun valore dal momento che ho studiato non solo questa lingua ma anche il latino ed il francese ( dove la liaison è parte integrante della lingua tanto scritta che parlata ) sin da piccolo, abituandomi così ad avere una mentalità da "lingua romanza". Si può discutere all'infinito ma ci sono forme corrette e forme che non lo sono ma se si cominciano ad accettare queste "Licenze" come pretese evoluzioni linguistiche immagino non ci si stupirà se magari un giorno il congiuntivo sarà messo al bando, magari perché considerato obsoleto e troppo inutilmente difficile da gestire. Qesto sarà un segno dello scorrere dei tempi in cui l'appiattimento culturale generale non avrà più bisogno di mezzi espressivi più sofisticati perché saranno gli interlocutori a non averne più bisogno poiché, magari, basterà un'emoticon ad esprimere il poco che hanno dentro.

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    1. E' semplicemente questione di stile personale Gabriel, e bisogna dire che per quello che riguarda te, è assolutamente pertinente e adatta. Del resto la lingua si evolve, le regole cambiano. Probabilmente tra cinquant'anni non comparirà nemmeno più sui libri delle elementari. Che vuoi farci. Manzoni si metterebbe le mani nei capelli a leggere un tuo scritto, o mio. E non parliamo di Dante. Eppure siamo quelli che sanno scrivere al giorno d'oggi, no? :-)

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