martedì 21 luglio 2020

CURIOSITA' LETTERARIE: Jean Paul Sartre e la differenza tra immaginare e allucinarsi...

Chi l'avrebbe detto, cari amici lettori, che uno dei più importanti filosofi dello scorso secolo, colui che
viene considerato uno dei più importanti rappresentanti dell'esistenzialismo, che in lui prende la forma di un umanesimo ateo in cui ogni individuo è radicalmente libero e responsabile delle sue scelte ne facesse di così 'discutibili'?

Le sue abitudini di vita erano degne del miglior rave party di sempre. Secondo la sua biografa Annie Cohen-Solal, il grande scrittore si calava ogni giorno: due pacchetti di sigarette, alcune pipe di tabacco, più di mezzo litro di alcol, duecento milligrammi di amfetamina, cinquanta grammi di aspirina, barbiturici, caffè, te e due pasti completi. Sorpresa: la sua salute ne risentiva (!) senza che la sua produttività intellettuale migliorasse.

Così, Sartre decise di provare qualcosa di più forte (!) e di avere una vera e propria esperienza allucinatoria. Con l'aiuto di un amico medico, assunse mescalina durante la stesura di un libro sull'immaginazione. Questa fu una vera sferzata, perché per molte settimane a venire Sartre vide case che lo fissavano, provviste di occhi e zanne, orologi con le sembianze di rapaci notturni ma soprattutto granchi, giganteschi granchi che lo seguivano dovunque.

Come il professor John Nash fa al termine del film a lui dedicato, alla fine il nostro Jean Paul si abituò alla loro presenza e prese a parlare con loro come fossero vecchi amici. 

«Mi ero abituato alla loro presenza. Mi svegliavo al mattino e chiedevo loro 

“Buongiorno, piccolini, come avete dormito?’’. Ci parlavo tutto il tempo, oppure gli dicevo 

“Allora, ragazzi, ora andiamo a lezione, quindi dobbiamo stare fermi e in silenzio’’, 

e loro rimanevano lì, intorno alla mia scrivania, immobili, fino al suono della campanella.»

(intervista del 1971)


La cosa andò avanti per circa un anno, fino a che, insieme a un amico psicanalista che lo aveva in cura, decise di non badare più alle bestiole immaginarie, ed esse sparirono dalla sua vita quotidiana, ma non dalla sua opera. Il riferimento più ovvio è quello della pièce teatrale I sequestrati di Altona, in cui si ipotizza che nel Trentesimo secolo gli esseri umani si saranno trasformati in granchi che giudicano i loro antenati del Ventesimo.

Morale: se siete già brillanti di vostro, evitate di incasinarvi il cervello con gli acidi!

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