martedì 9 giugno 2020

CURIOSITA' LETTERARIE: Follie d'amore. Le sublimi porcate di James Joyce

Non è difficile immaginare che personalità creative come gli scrittori possano avere delle abitudini, diciamo, eclettiche anche in tema di relazioni amorose. Che ne direste oggi di sbirciare dal buco della serratura di uno di essi? Via al pettegolezzo!!

Sembra che James Joyce, l'integerrimo e impegnatissimo autore dell'Ulysse che ha dato tanto filo da torcere a tanti studenti, fosse un cultore del sadomaso. Non che ci sia nulla di male, ma parlando dei primi anni del XX secolo la cosa appare quantomeno insolita. Sembra che le sue lettere all'amata Nora fossero decisamente spinte, e alcune anche piene di riferimenti al suo desiderio di essere legato, imbavagliato, frustato e quant'altro.

Sono il tuo bambino, come ti ho detto, e tu devi essere severa con me, piccola madre. Puniscimi quanto vuoi. Vorrei che tu mi picchiassi, frustassi perfino. E non per gioco, cara, ma sul serio e sulla carne nuda. Vorrei che tu fossi forte, amore, molto forte, con un seno enorme e due cosce grandi e tornite. Come vorrei che tu mi frustassi Nora, mio amore!

Tutto ciò che ho appena scritto, è frutto di un momento di follia bestiale. L'ultima goccia di seme ha appena stillato dentro di te che questa pazzia inizia a placarsi, ed il mio amore sincero per te, l'amore delle mie poesie, l'amore dei miei occhi per i tuoi occhi speciali e tentatori, viene a soffiare sul mio cuore come un vento odoroso. Il cazzo è ancora caldo, rigido, tremante per l'ultima spinta brutale che ti ha inferto, che già si ode un inno leggero salire dai chiostri bui del mio cuore, cantare la mia adorazione tenera e pietosa per te. Nora la mia cara fedele, la mia piccola scolara canaglia dagli occhi morbidi, sii la mia puttana, la mia amante, fin quando lo vorrai.

La sua... capacità evocativa... vi risulterà immediatamente chiara da questi passi di una missiva datata 16 dicembre 1909:

E allora, amorina, scopami quando sei tutta vestita con tanto di cappello e veletta, la faccia tagliata da freddo vento e pioggia e magari con gli stivaletti infangati, certo calzerai anche quelli, soprattutto perché poi terrai le gambe larghe il giusto mentre io me ne sto bellino e seduto e tu t’avvicini alla mia sedia e pum-mi-monti e vai su-giù poi mostri le mutandine, dovrebbero essere possibilmente quelle che ti dice la moda dell’anno col pizzo ben in vista, e il mio cazzo si conficca bello rigido nella tua fica, però va bene la cosa si potrebbe fare anche mentre te ne stai comoda sulla spalliera del divano. Scopami nudo con il tuo cappello e le calze, sul pavimento, indorata con un fiore, cavalcandomi come un uomo, su un imponente destriero. Scopami indossando la vestaglia (spero tu abbia quella bella) senza niente sotto, aprendola all’improvviso, e mostrandomi petto e cosce e schiena e pretendendomi a te sul tavolo della cucina. Fatti fottere da dietro, capelli sciolti al vento del profumo che arriva dalle tue mutandine rosa ben aperte svergognatamente là dietro e mezze calate sul culo che tò! eccolo finalmente. Scopami se riesci, accovacciata, con i vestitini in su, grugnendo come una giovane scrofa che fa i suoi escrementi, e una grossa e grassa cosa esce lentamente, serpeggiante, dal suo didietro. Scopami per le scale, al buio, come una bambinaia che d’improvviso diventi l’infermiera dei sogni del soldato mentre gli sbottona delicatamente i pantaloni, infila la mano nella patta, trova la camicia, la sente bagnata o umidiccia, la scosta e qui attenzione perché l’infermiera gli tocca le palle in fiamme e ancora molto riguardo ché qui servirà il massimo del coraggio, lei tira fuori audacemente l’arma di carne che tanto garba e comincia a stuzzicarla con gentilezza, finché l’aggeggio non si fa rigido e se lo attacca e comincia a cavalcarlo.

Niente male, eh?

Ma il nostro eroe doveva essere anche molto innamorato, perché subito dopo diventa romantico:

poi tre giorni e mezzo se vogliamo proprio spaccare l’orologio per essere lì riuniti a Trieste. Perciò tienti pronta bimba. Ripassa il linoleum caldo e marrone splendido in cucina e porta un paio di tendine, di quelle semplici e rosse che usiamo per far più scuro in camera di notte. Poi prendi una sedia semplice semplice, quella preferita dal tuo pigrissimo amante che ti scrive maialate. Fa’ queste cose amorina e una volta che saremo laggiù non ti lascerò mai una volta da sola in cucina, nemmeno una volta da sola in una settimana, starò lì a far tutto che per me è leggere, ridere a crepapelle, sfumazzare e guardarti come imbambolato mentre cucini e certo soprattutto: parlarti ancora e ancora. Come sarò felice! Come fossi al massimo, o Dio del cielo!

Non leggerete mai più l' Ulysse con gli stessi occhi, dite la verità!

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