mercoledì 24 giugno 2020

CURIOSITA'' LETTERARIE: quella volta che Hamingway prese a ceffoni un critico

Dai, siate onesti, cari colleghi scrittori.
Quante volte vi hanno chiesto: quale è il tuo rapporto verso le critiche? Come reagisci a una critica negativa? Ebbene, cari amici irascibili, d'ora in avanti se vi girano forte forte, potrete sempre dire che fate come Hemingway: prendete il critico a ceffoni.

La cronaca

Correva l'anno 1937, mese di agosto.
Mio papà aveva poco più di un anno. Non c'entra niente, ma tanto per contestualizzare.

Il New York Times aveva pubblicato un articolo di critica letteraria di tale Max Eastman che, caso abbastanza raro, non venerava l'allora trentottenne Ernest come il maestro indiscusso della letteratura che oggi è. E così lo aveva stroncato.

La materia sulla quale si scatena la "recensione a una stella" è un pezzo intitolato Morte nel pomeriggio, una sorta di saggio dedicato alla corrida, della quale Hemingway era oltremodo appassionato. Eastman, apparentemente, molto meno. Egli inchioda l'autore su due fronti: il contenuto e lo stile. Hai detto niente!

La critica di contenuto può essere ben esemplificata da questa frase: «Non è romanticismo giovanile, è scrivere una fiaba per bambini», con riferimento alle molte semplificazioni e immagini edificanti che Hemingway include nella sua retorica sulla corrida, dimostrandosi semplicemente un americano affascinato da una tradizione non sua che cade in numerose ingenuità e superficialità nel descriverla come un passatempo onorevole.

«Qualsiasi cosa voglia dire, la corrida non è arte per il semplice principio che vuole l’arte come 
forma di decenza che migliori l’esistenza e dia una speranza di civilizzazione al di fuori 
della vita reale. La corrida è vita reale. Sono uomini che tormentano 
e uccidono un toro. È un toro, tormentato e ucciso dagli uomini».

Opinione, a parere della sottoscritta, piuttosto condivisibile.

La critica di stile riguarda invece la lirica dell'autore che, diciamolo, a volte è davvero un po' arzigogolata. Diciamo che probabilmente in tempi più moderni anche il nostro amico, maestro e guru indiscusso della semplicità dello scrivere, Stephen King, avrebbe preso fuoco davanti alla descrizione dei tori come di bastie che  stanno ferme a dominare il paesaggio con la loro fierezza e che sono talmente coraggiose da tenere la bocca chiusa per non fare uscire il sangue dopo essere stati colpiti a morte. 

Il nostro Eastman non resiste. Nonostante sia noto che Ernest Hemingway sia uomo facile agli scatti d'ira. Nonostante si sappia che ha come passatempo quello di "prendere appunti in piedi sulle trincee del fronte italiano" (durante la prima guerra mondiale ndr) e di praticare caccia grossa.  Nonostante le cronache lo dipingano affetto da un certo egocentrismo che lo rende poco disponibile a far proprie le opinioni altrui. Nonostante tutto questo, il critico affonda la lama: «Lo stile di Hemingway è l’equivalente letterario di appiccicarsi peli finti sul petto.»




Il fattaccio

Secondo il sito di New Republic (pubblicazione per la quale il critico lavorava e tutt'ora esistente)  Ernest Hemingway indignato piomba nell'ufficio del povero (e superprofessionale) Eastman, gli tira praticamente un libro in faccia e poi gli pianta un dito addosso intimandogli di aprire la camicia e di commentare lo stato dei suoi peli sul petto. D'effetto, no? 

Non è nota alle cronache la reazione di Max Eastman, ma la diatriba deve essere andata avanti per un po' perché l'ultimo atto è una dichiarazione rilasciata da Hemingway al New York Times che recita così:

«Se il signor Eastman è così sicuro della sua abilità, se non ha scritto queste cose solo per impressionare — come pare — allora che si senta libero di sventolare la richiesta di danni e tutte le cause legali che ritiene. Sarò felice di aggiungere mille dollari di tasca mia per darli in beneficenza a chi vuole o di regalarglieli. Poi ci chiuderemo in una stanza e potrà leggermi il suo libro — quello che ha scritto su di me, per lo meno. Be’, chi tra noi due è un vero uomo uscirà sulle sue gambe.»

Insomma, un grande autore, ma non esattamente un gran signore, no?


Per chi volesse leggere il pezzo completo di Max Eastman, lo trova qui






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