lunedì 18 maggio 2020

VITA DA SCRITTRICE: LE FOLLIE DELLA LINGUA ITALIANA. L'uso del corsivo in narrativa.

Orbene (a questa parola dedicheremo un post a parte 😃), durante la stesura e l'editing del mio ultimo romanzo in uscita il 29/6, la mia editor e io abbiamo avuto lunghe disquisizioni su quando e come sia opportuno inserire termini in corsivo all'interno del testo.

La cosa mi interessava particolarmente perché nel romanzo vi sono diverse parole in lingua straniera (gaelico scozzese, gaelico irlandese e francese principalmente) che avevo scritto appunto in corsivo. Quale migliore occasione quindi per ampliare la nostra conoscenza e studiare un po'... giusto per non scrivere castronerie (e qui? ci voleva il corsivo, oppure no?)

Vediamo di mettere ordine.

Le regole grammaticali 

Stando alle regole, bisogna usare il corsivo:

1. Citando titoli di opere e pubblicazioni (film, libri, album musicali, opere teatrali, sculture quadri ecc...) Ok, facile.
2. Utilizzando vocaboli stranieri (evvai 💥) e con le traslitterazioni da altri sistemi alfabetici, per esempio: Ελλάδα, Ellada (ovvero Grecia). Fico, nessun problema.
3. Utilizzando vocaboli stranieri come prestiti linguistici, a meno che non siano presenti sul vocabolario italiano. Mh. Iniziamo ad andare sul contorto. Cioè chiariamo. I prestiti linguistici sono, per farla semplice, parole straniere che sono entrate nell'uso comune, tipo business, computer, menu. Qui, niente corsivo, poiché vengono utilizzate alla stregua di parole italiane.  Ma i prestiti linguistici che NON sono sul vocabolario quali sarebbero? Per esempio Weltanschauung – termine tedesco che significa visione del mondo, molto usato in filosofia... andrebbe in corsivo? (allarme spoiler: secondo Wikipedia, sì) Oppure i termini relativi al mondo degli affari, che so la revenue (guadagno). Corsivo o no? Sembra che non resti che prendere il vocabolario e verificare se siano inseriti o meno...
4. Utilizzando i nomi propri di imbarcazioni e veicoli in generale, escludendo i prefissi che ne indicano la categoria. Ok sembra complicato ma non lo è: lo shuttle Columbia si scrive corsivo, il veliero Amerigo Vespucci anche, e per tutti gli amanti della fantascienza la USS Enterprise pure (tranne USS che costituisce prefisso).

In generale, in un romanzo, è ammesso l'uso del corsivo anche per sottolineare in particolare il senso o il significato di una parola particolare (es.: ti ho detto he devi obbedire, non obiettare) oppure per evidenziare la parola in sé, al di là del significato specifico.

Ci sono poi casi particolari di grandi autori che utilizzano il corsivo anche per altre ragioni. 
Orson Scott Card, Il gioco di Ender

È arcinoto ad esempio che Stephen King lo utilizzi per evidenziare i pensieri dei protagonisti, differenziandoli dal dialogo diretto e indiretto (metodo che ho spudoratamente copiato nei miei romanzi), mentre in Orson Scott Card (Il gioco di Ender e L'ombra di Ender, due tra i miei romanzi preferiti che consiglio senz'altro a tutti) il corsivo è inserito all'inizio di ogni capitolo per separare, in qualche modo, il dialogo iniziale tra gli adulti da quelli tra i ragazzi protagonisti dei romanzi.


È chiaro che essere Stephen King ha i suoi vantaggi!

Niente corsivo per null'altro, soprattutto non per forme grammaticali che sono, di fatto, semplici nomi comuni come per esempio nomi geografici, di popolazioni o di lingue (anche quando suonano un po' strani come coyaima o afrikaans) né per nomi propri di persona o gruppi – squadre di calcio, band musicali e simili.

Quindi, la risposta alla domanda iniziale è sì: la parola castronerie andava in corsivo (in quanto volevo evidenziarne il significato); ed è giusto il corsivo anche in questa frase, perché intendevo sottolinearla al di là del suo significato. 

Facile? Sembrerebbe. La cosa complicata è ricordare tutto ogni volta che scrivi un romanzo! Per questo il mio consiglio resta sempre quello di rivolgersi a una persona esterna per le correzioni e le annotazioni sul lavoro di scrittura. 👉 controlla qui







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