venerdì 13 marzo 2020

LE RECENSIONI DELL'ANDRE: Il Mandante, di Maria Teresa Valle per Frilli Editori

Buongiorno cari lettori, oggi la nostra nuova collaboratrice Miss Moneypenny - esperta di gialli e noir - esordisce sul blog con questa bella recensione.

SCHEDA
Titolo: Il mandante. La prima indagine del "Becchino"
Autore: Maria Teresa Valle
Editore: Frilli
Collana: Supernoir
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 22 novembre 2019
Pagine: 224 p., Brossura

SINOSSI
Genova, 1950. La guerra è finita da pochi anni e Genova ne mostra ancora le ferite. In questa città, che sta cercando di ritrovare la sua normalità, torna, in qualità di commissario capo, Damiano Flexi Gerardi. Durante il regime fascista e per tutto il periodo del conflitto ha esercitato il suo ufficio in Sardegna. Al commissariato di Prè, dove è stato destinato, lo aspetta un collega, il vice commissario Alfiero Bonvicini, con cui c'è una ruggine di vecchia data, e un giovane ispettore, Silvio Marceddu, con cui simpatizza subito, nonostante il proprio carattere restio alle amicizie. Fa appena in tempo a sistemarsi a casa del fratello e della cognata che viene chiamato in causa per un delitto: un modesto sarto di abiti ecclesiastici, viene trovato ucciso nel suo laboratorio nel cuore del centro storico. Nessun testimone, nessun indizio.
La vittima è un uomo di specchiata onestà, apparentemente senza nemici. Non un solo movente per il suo omicidio. Un secondo delitto, vittima la tenutaria di una casa chiusa, Margherita Papi, detta Margò, seguito dalla scomparsa di un giovane confidente della polizia e, successivamente, di quella del fratello di Damiano, complicano ulteriormente le indagini. Il commissario si imbatte inoltre in Gerda e Stefan, due fratelli giunti a Genova dalla Germania. Come si collega la loro vicenda con i delitti su cui sta indagando Damiano Flexi Gerardi? Il commissario, oppresso dalla rupofobia e dalla afefobia, tormentato da un amore impossibile, ostacolato dal questore, arriverà alla fine a scoprire un'amara verità. A suo modo di vedere solo una sarà la soluzione possibile.

REENSIONE
L'autrice con scrittura semplice e scorrevole ci conduce nella Genova del dopoguerra e all'interno di una trama gialla il cui movente apparente potrebbe essere un vecchio intrigo amoroso forse vagamente proibito, e la scoperta di un segreto ben nascosto. Ma è solo apparenza, perché presto si inseriscono nuovi personaggi lontani dal luogo dei delitti, che nulla sembrano avere a che fare con le vittime genovesi. Sono stranieri in fuga, che si muovono in modo sospetto e che, efficacemente aiutati, riescono a nascondere il loro percorso finché non attraversano il confine. Si aggrovigliano quindi fatti apparentemente slegati tra loro che diventano chiari quando i fuggitivi arrivano a Genova e un insieme di eventi, a mezzo tra collaborazione e complotto, interviene a legare tutti i fili pendenti.
Il “becchino” è un capace commissario di polizia, appena tornato per servizio a Genova che è la sua città natale dove, dopo dieci anni di lontananza, ritrova il fratello col quale i rapporti non sono idilliaci e conosce la famiglia che questi nel frattempo si è formato e dalla quale viene accolto con estremo affetto.
Al commissariato di Prè scopre che il suo un vice è una vecchia conoscenza con cui c’è stata della
ruggine in passato, e a cui dimostra subito il suo disprezzo.
Il personaggio del commissario Flexi Gerardi è ben descritto, egli è severo, sensibile, un po’ permaloso, affettuoso quando ne vale la pena, non incline all’amicizia, ma capace di dare fiducia se intuisce l’onestà del suo interlocutore. Pieno di fobie, sembra indossare una corazza che gli consenta di potersi mantenere al riparo dalle emozioni e dai sentimenti. Quel suo vestire sempre in scuro, da becchino appunto, sembra sfruttato dall’autrice proprio per delinearne il carattere introverso.
Manca però ogni minimo accenno al motivo di questo suo modo di porsi, al suo passato. Possiamo
immaginare che qualcosa lo abbia ferito, per indurlo a quell’atteggiamento, ma non pare possibile possa essere “solo” il suo trasferimento ad Oristano, avvenuto dieci anni prima per punizione, come intuiamo da una vivace conversazione col questore. Qualcos’altro o qualcun altro deve avergli causato dolore, inducendolo a irrigidirsi. Così come non sappiamo nulla della sua amica Agnese, che lui ricorda spesso e di cui sente molto la mancanza avendola persa durante la guerra, in quanto l’autrice, anziché accennare brevemente a quel personaggio, come in altre circostanze, rimanda il lettore ad un altro testo con una semplice nota a piè di pagina. E neppure riusciamo a sapere l’origine di quello strano doppio cognome, che tanto incuriosisce.
Nel complesso comunque un buon racconto giallo, con legami tra Curia, bordelli, connivenze e intrighi politici internazionali, ai quali il commissario dovrà alla fine arrendersi senza poter mettere le mani sui veri colpevoli.
Come detto, ci lascia un po’ insoddisfatti la mancanza di accenni ad eventi precedenti, che la nostra
fantasia può solo ad immaginare.
Al termine l’autrice, con astuzia, osteggiando la decisione presa dal commissario, lascia una porta aperta ad eventuali successive indagini.

Valutazione finale ⭐⭐⭐

A presto con nuovi intrighi.
Miss Moneypenny


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