sabato 29 febbraio 2020

VITA DA SCRITTRICE: La magia dell'ispirazione

Provate a chiedere a qualunque autore quando gli è venuta in mente l'idea per questo o quel romanzo e ne sentirete di tutti i colori. L'ispirazione è per sua stessa natura indisciplinata e si presenta in maniera del tutto spontanea giusto quando meno te lo aspetti.

Sostanzialmente un fulmine sulla via di Damasco, avete presente? Ecco.

La questione é: una volta che siete stati fulminati, che fate?
La prima risposta, la più naturale, è: scriviamo. Sull'onda dell'entusiasmo agguantiamo un pc a caso, fosse anche quello di un internet point del centro cittadino, e buttiamo giù tutto quanto.

Tutto quanto?

Sarete sorpresi di sapere che quando avrete scritto tutto ciò che la vostra ispirazione magica e improvvisa vi ha suggerito solo pochi minuti prima, avrete al massimo tre, quattro sparute paginette - ispiratissime, per carità - del tutto insufficienti a soddisfare la vostra grandiosa idea di un romanzo epico alla Lord of the rings.  Pericolosissimo: the notorious writer's block è dietro l'angolo.

Ma come?
Questo articolo non si intitola La magia dell'ispirazione?
E quindi la magia dove sarebbe?

Ecco, non so come dirvelo, ma la magia non c'è.
Mi costa ammetterlo, ma purtroppo ho dovuto constatare proprio questo.
Avere un'idea non significa avere un romanzo. Tantomeno significa avere un buon romanzo.
L'idea va accudita e tenuta bene al caldo, perché possa crescere, non dissimilmente da quello che fa un pinguino imperatore maschio con il suo prezioso uovo.

Alcuni scrittori hanno un taccuino o un quadernetto sul quale annotano le loro idee estemporanee, e poi le elaborano, le collegano, ci giocano fino a che prendono forma. Altri ci lavorano mentalmente,  senza scrivere nulla ma tenendo l'idea sempre operativa in back ground, diciamo.
Un tipo figo che conosco, non fa lo scrittore ma lo stilista, viaggia sempre con una matita in tasca. All'improvviso lo si vede bloccarsi, tirare fuori la matita e disegnare (uno scollo, il dettaglio di una cintura, un bottone) su qualunque cosa gli capiti a tiro, inclusi i tovaglioli di carta usati della pizzeria in cui sta cenando.
E' il suo modo di vezzeggiare la sua idea, di essere sicuro di non scordarla e di darle modo di crescere, grazie alle cure che le dedicherà una volta arrivato nel suo studio.

Questo è quello che dovremmo fare anche noi, come scrittori.
Vezzeggiare le nostre idee. Ripensarci, espanderle, porci delle domande su di esse prima di metterle nero su bianco. Un'idea vezzeggiata sarà felice di crescere per noi e di regalarci, alla fine, una splendida trama.

DUE CENTESIMI DI VITA VISSUTA.
Se, come dicevo inizialmente, le ispirazioni sono per loro natura disordinate, per le mie la cosa vale doppia, o anche tripla. A me le idee migliori vengono in dormiveglia, ma purtroppo non sono sufficientemente disciplinata da tenere un foglio di carta sul comodino per appuntarmi l'idea appena sveglia. Anche perché, appena sveglia tende a svanire molto velocemente. Allora ci penso, ci penso tantissimo, me la ripeto e me la rigiro nella mente fino a che non si fissa, finché non diventa un ricordo reale. Dopodiché, continuo a farlo. Di giorno, di notte, sempre. Finché non mi sento pronta a cominciare a scrivere. E quando comincio, scopro che l'idea si è evoluta grazie alle mie amorevoli cure pinguinesche e che, ormai, è pronta per vivere di vita propria.






















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