sabato 8 febbraio 2020

LA VITA DELL'ANDRE, VITA DA SCRITTRICE: chi va piano...

Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi rende perplessa.
Poi, per carità, magari è un problema mio, neh, mica dico il contrario.
Tuttavia ci sono colleghi e colleghe che pubblicano libri continuamente. Via razzo. Uno dopo l'altro. Hai appena finito di gestire il review party di uno che già siamo al cover reveal di quello dopo.

Io mi sono sempre chiesta: ma come fanno?
Cioè, io mi sto confrontando in queste settimane con la mia nuova vita interamente dedicata (in via teorica) all'editoria, e tra le mille mila cose quotidiane da fare (ora che non lavoro più...) e gli imprevisti, ragazzi, sto scrivendo ancora meno di quando andavo in ufficio!!!!!

Ma credo di essere l'unica, perché qui si sfornano romanzi come biscottini da tè... ma di quelli piccoli, veh, che cuociono in fretta!

Tutta invidia la mia, dite la verità che lo state pensando...
In parte, un pochino, è vero. Lo ammetto. Mi piacerebbe avere talmente tanto tempo da dedicare da poter scrivere un romanzo in due mesi o anche meno. 

Tuttavia la domanda sorge spontanea, come direbbe qualcuno.
Se devi correre così, cosa sacrifichi? Perché qualcosa devi sacrificare per forza, qualcosa bisogna immolare sull'altare del tempo. E quello che mi fa paura è che la prima vittima sia la qualità.

Avete mai sentito il detto chi va piano va sano e va lontano?
Secondo me vale tantissimo per la scrittura. Non si può mettere fretta all'arte. Una trama va sentita, pensata, organizzata, scritta, coccolata, letta, riletta, sistemata, ri-coccolata, riscritta, amata, nutrita. 
Coi tuoi personaggi ci devi parlare: cosa pensi che dovresti fare ora? Credi che sia il momento di dire  questa cosa? Sei sicuro di voler davvero davvero davvero ammazzare quel tale? 

Lo so, sembra una cosa da pazzi, ma c'è un motivo se alcune di noi definiscono il proprio romanzo  "il mio bambino di carta".  Ecco perché ho fotografato il mio ultimo nato in mezzo alle foto dei miei figli.

Scrivere un libro è come partorire. 

Devi farlo con amore, attenzione, e coi suoi giusti tempi. I suoi tempi. I tempi del bamb... ehm, del romanzo. Che non sono tempi commerciali, non sono i tempi del "ehi settimana prossima è san Valentino (Natale, Pasqua. Ferragosto, il compleanno del mio cane), mi spiccio così esco per quel giorno. Ve lo ricordate cosa successe alla gatta che mise fretta ai suoi micini? 

I miei due centesimi di buon senso in argomento sono proprio questi: siate lenti. Andate con calma. Non vi corre dietro nessuno. Abbiate cura del vostro bambino di carta, perché come un bambino in carne e ossa ha bisogno del vostro amore, delle vostre cure, e che voi gli diate una direzione in cui poter proseguire una volta che si sarà staccato da voi - ovvero quando sarà pubblicato.

Il resto, credetemi: o avete dieci ghost writer, o è tutta fuffa.
Con poche, selezionatissime eccezioni.








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