mercoledì 19 febbraio 2020

LA VITA DELL'ANDRE: Salvini, l'ancella e Mr Gray: under his eye, Gilead is coming.

Va bene, lo so, me lo ero ripromesso: questa casa è una piccola libreria, non una sala per comizi. Qui niente politica, religione, cazziemazzi. Il turpiloquio invece è concesso, sì? Sì.
Però mi ci si tira davvero per le orecchie... così ho deciso di salvare i cavoli e la pecora (come direbbe Malcom di Lo spazio tra noi) parlando di politica ma facendo finta di parlare di letteratura. 
Sono un dannato genio, ammettetelo.

La ghiotta occasione sono le ultime esternazioni salviniane, qualcosa a proposito dell'aborto e dei pronto soccorsi che sarebbero utilizzati per rimediare ai danni di "stili di vita indecenti". Vi prego, datemela buona e non fatemi cercare la citazione precisa, che vomito.


Complice la mia passione per le serie tv, il mio primo pensiero è stato: non siamo mica tanto lontani da Gilead! 

Ora, lo so, non linciatemi: Il racconto dell'ancella è prima di tutto uno splendido romanzo... che però purtroppo non ho ancora avuto modo di leggere. Quindi non bacchettatemi e usiamo la serie come paragone, ok?

Assunto: finché ci sarà chi si permette di dire cosa una donna possa e non possa fare, lì saremo a Gilead.

Gilead, per chi non lo sapesse, è una sorta di nazione nata dal disfacimento degli Stati Uniti in cui le donne sono state relegate a tre ruoli essenziali: le mogli (per la maggior parte sterili), le marte (servitrici e cuoche, dal nome di Marta, sorella di Lazzaro e Maria che serve durante la visita di Gesù alla casa di Betania, nei vangeli) e le ancelle. Le ancelle sono le uniche donne fertili rimaste e vengono addestrate e utilizzate come incubatrici umane, avendo rapporti sessuali programmati con uomini sposati a donne sterili allo scopo di mettere al mondo i figli della coppia (cioè non dell'ancella, i figli sono della moglie sterile che infatti "mima" sia il rapporto sessuale che il travaglio). La denominazione di ancella viene dal vecchio testamento, dove Sara, moglie sterile di Abramo gli dice qualcosa come: ecco, io ti do la mia ancella ed essa partorirà mio figlio.


Quello che accomuna tutte queste donne, a parte il fatto di muoversi all'interno di una serie rigidissima di regole comportamentali stabilite per ogni categoria, è il fatto di non essere nessuno. Non hanno alcun diritto: non possono lavorare, non possono essere amiche, non possono leggere, in taluni casi non hanno diritto di parola. Queste donne semplicemente non sono, a meno che qualcuno non dica loro cosa devono essere.


Saltando apparentemente di palo in frasca, ecco che mi sovvengono i commenti all'epoca dell'uscita delle famigerate famose Cinquanta Sfumature. 

Un altro libro, l'ho detto o no che sono un genio? 

La cosa più carina che si sentiva dire ai tempi era che si trattava di una lettura da povere casalinghe frustrate, infelici e depresse, e che se le suddette si risentivano ad essere chiamate in quel modo, allora voleva dire che era proprio vero: erano frustrate, infelici e depresse. Il perché è ovvio: mettere al centro della vita il proprio uomo è da povere mentecatte. E leggere roba dove la protagonista fa proprio questo equivale a squalificarsi, a mortificarsi, a essere in qualche modo una sorta di zavorra per tutta la categoria femminile. 
E chi diceva queste cose? 
Gli uomini, naturalmente, e ci sta anche (sebbene la mia anima boccuccia polemica chiedesse invariabilmente a questi uomini se non si fossero mai fatti una domandina, avendo mogli infelici, frustrate e depresse), ma soprattutto le donne. Le donne che non leggevano l'amico Christian per principio, sentendosi intrinsecamente superiori, o che lo leggevano con il naso turato al solo scopo di denigrare il libro stesso e le sue lettrici (salvo poi masturbarsi in bagno, dai, che non siete fatte di legno nemmeno voi, care donne di razza superiore.)


Sì, perché una donna al giorno d'oggi deve occuparsi di tutt'altro. Deve studiare, prima cosa, laurearsi. Poi deve avere un buon lavoro, essere indipendente. Poi deve viaggiare, arricchirsi culturalmente, uscire con le amiche e divertirsi. E deve leggere. Sì, ma cosa? Letture serie, impegnate, mica quella robetta da sfigate (se va bene) frustrate (se va un poco meno bene) e donne di dubbia moralità (se va male) tipo erotici o romance. Questi libercoli non vanno bene. Sono indegni. Una donna degna di questo nome deve starne alla larga, perché la qualificano come poco di buono oppure schiava del maschio padrone. E la cosa scioccante è che appunto sono donne coloro le quali la pensano così. Questo è il vero trionfo del patriarcato, non una scopata bondage nella sala dei giochi di  Mr Gray. Divide et impera. Solidarietà femminile azzerata: ci giudichiamo tra noi mentre altri banchettano sulle nostre ossa. Troppo femminista? Mi sa di no.

E così, tra chi dice che una donna deve vestire in modo sobrio e modesto (gonna al ginocchio e niente fronzoli), e badare solo alla famiglia, e guai a essere femministe che quelle son tutte put**ne...  - una donna ancora una volta - e quelli che invece ci vogliono super manager iper tecnologiche, alla moda, acculturate, esperte d'arte e assolutamente senza asservimenti sentimentali di nessun tipo (perché amare è per deboli), io ancora non ho sentito una e dico una voce fuori da questi cori dire che... 

... una donna può fare esattamente come le pare e piace in ogni campo e ambito, così come qualunque altra categoria di persone su questa terra.

Magari potrebbe addirittura essere una manager laureata di giorno, leggere Twilight di sera e farsi scopare bendata da un dominatore di notte. Eh? Che roba! Che bestemmia!

Niente, proprio non ce la fanno.
O siamo ancelle (e le altre tutte puttane)
O siamo Anastasie (e le altre tutte succubi del patriarcato)

Come la giri la volti, c'è sempre quello che cerca di dirti chi sei e cosa devi fare.

E allora, di nuovo mi chiedo... ma quanto siamo lontani davvero da Gilead?








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