lunedì 24 febbraio 2020

LA VITA DELL'ANDRE: Piccole donne, o il risveglio di Jo.

Oggi non parliamo di libri - o meglio, non solo di libri - ma di cinema miei cari lettori perché sono reduce dalla visione di una meravigliosa chicca: Piccole donne.

La nuova  - ennesima, diciamolo - versione delle vicende di Meg, Jo, Beth e Amy March è
edizione degli anni '50... un po' vissuti...
decisamente la migliore che io abbia visto finora.
La storia è arcinota, e non ha bisogno di approfondimento. La sceneggiatura questa volta ci fa cominciare dalla fine: Jo è già a New York e conosce già il professor Bauer, quando riceve una lettera che le annuncia l'aggravarsi delle condizioni di Beth. Si mette in viaggio e da quel momento attraverso continui flash back riviviamo gli eventi che si sono susseguiti negli ultimi sette anni, fedelmente a quanto la zia Louise scrisse nel 1868.

La bellezza di questa riduzione cinematografica si trova nel personaggio di Jo. 
Jo è sempre stata la ribelle del gruppo, ma a leggere oggi le sue avventure viene un po' da dire... embé? Sì, vuole scrivere, sì, rifiuta un ottimo e ricco pretendente, ma con gli occhi di oggi non sembra poi gran cosa. In questa versione invece il suo femminismo è più esplicito, più dichiarato. 
Jo compie in effetti un viaggio che è quello che le donne hanno compiuto negli ultimi cento anni. 
All'inizio la rottura drastica: voglio andare nel mondo da sola, non mi sposerò mai, sarò famosa e ce la farò per conto mio. Un taglio netto con quello che invece avveniva ai quei tempi quando una donna poteva aspirare al massimo a un buon matrimonio. Jo è assolutista: non solo lei ma nessuno deve seguire la tradizione e la morale corrente. Niente romanticismo, niente relazioni sentimentali, e per l'amore del cielo, niente matrimonio! Quando Meg si sposa, arriva a proporle di scappare, di vivere loro due insieme, sole, libere da vincoli familiari. E' in quel momento che compie il suo primo passo di crescita. Meg infatti sogna l'amore e la famiglia così come Jo sogna l'avventura e l'indipendenza, e i sogno di Meg, per quanto diversi da quelli di Jo, meritano altrettanto di essere realizzati. Jo comprende quindi che donne diverse possono avere sogni diversi.
In seguito, dopo aver perseguito la sua strada ed essere diventata una scrittrice, Jo comincia a pensare a ciò cui ha rinunciato lungo il cammino, e a domandarsi se tale rinuncia fosse proprio indispensabile. Scopre, nonostante tutto, di non voler restare sola e di desiderare per sé stessa non solo la realizzazione personale, ma anche una famiglia. Ed ecco che Jo diventa grande e impara che per avere una cosa non bisogna necessariamente mettere da parte l'altra.

Questo è il femminismo come lo dovremmo intendere noi oggi: non una rottura netta e indiscriminata con un passato che ormai abbiamo alle spalle, ma la comprensione che possiamo essere mogli ed anche indipendenti, madri e anche professioniste. In una parola, complete.

In altre parole, detto molto meglio, è quello che provavo a esporre qui

Film bellissimo, ottimamente girato, sceneggiatura a tratti un po' complessa (bisogna stare attenti al continuo avanti e indietro dei flashback) ma costumi meravigliosi e ottima recitazione. Emma Watson un po' in sordina - la parte di Meg è un poco ridimensionata - ma sempre molto brava, e naturalmente grandiose sia Florence Pugh (Amy) che Saoirse Ronan (Jo).

Che resta da dire: andate a vederlo.







Nessun commento:

Posta un commento