sabato 29 febbraio 2020

VITA DA SCRITTRICE: La magia dell'ispirazione

Provate a chiedere a qualunque autore quando gli è venuta in mente l'idea per questo o quel romanzo e ne sentirete di tutti i colori. L'ispirazione è per sua stessa natura indisciplinata e si presenta in maniera del tutto spontanea giusto quando meno te lo aspetti.

Sostanzialmente un fulmine sulla via di Damasco, avete presente? Ecco.

La questione é: una volta che siete stati fulminati, che fate?
La prima risposta, la più naturale, è: scriviamo. Sull'onda dell'entusiasmo agguantiamo un pc a caso, fosse anche quello di un internet point del centro cittadino, e buttiamo giù tutto quanto.

Tutto quanto?

Sarete sorpresi di sapere che quando avrete scritto tutto ciò che la vostra ispirazione magica e improvvisa vi ha suggerito solo pochi minuti prima, avrete al massimo tre, quattro sparute paginette - ispiratissime, per carità - del tutto insufficienti a soddisfare la vostra grandiosa idea di un romanzo epico alla Lord of the rings.  Pericolosissimo: the notorious writer's block è dietro l'angolo.

Ma come?
Questo articolo non si intitola La magia dell'ispirazione?
E quindi la magia dove sarebbe?

Ecco, non so come dirvelo, ma la magia non c'è.
Mi costa ammetterlo, ma purtroppo ho dovuto constatare proprio questo.
Avere un'idea non significa avere un romanzo. Tantomeno significa avere un buon romanzo.
L'idea va accudita e tenuta bene al caldo, perché possa crescere, non dissimilmente da quello che fa un pinguino imperatore maschio con il suo prezioso uovo.

Alcuni scrittori hanno un taccuino o un quadernetto sul quale annotano le loro idee estemporanee, e poi le elaborano, le collegano, ci giocano fino a che prendono forma. Altri ci lavorano mentalmente,  senza scrivere nulla ma tenendo l'idea sempre operativa in back ground, diciamo.
Un tipo figo che conosco, non fa lo scrittore ma lo stilista, viaggia sempre con una matita in tasca. All'improvviso lo si vede bloccarsi, tirare fuori la matita e disegnare (uno scollo, il dettaglio di una cintura, un bottone) su qualunque cosa gli capiti a tiro, inclusi i tovaglioli di carta usati della pizzeria in cui sta cenando.
E' il suo modo di vezzeggiare la sua idea, di essere sicuro di non scordarla e di darle modo di crescere, grazie alle cure che le dedicherà una volta arrivato nel suo studio.

Questo è quello che dovremmo fare anche noi, come scrittori.
Vezzeggiare le nostre idee. Ripensarci, espanderle, porci delle domande su di esse prima di metterle nero su bianco. Un'idea vezzeggiata sarà felice di crescere per noi e di regalarci, alla fine, una splendida trama.

DUE CENTESIMI DI VITA VISSUTA.
Se, come dicevo inizialmente, le ispirazioni sono per loro natura disordinate, per le mie la cosa vale doppia, o anche tripla. A me le idee migliori vengono in dormiveglia, ma purtroppo non sono sufficientemente disciplinata da tenere un foglio di carta sul comodino per appuntarmi l'idea appena sveglia. Anche perché, appena sveglia tende a svanire molto velocemente. Allora ci penso, ci penso tantissimo, me la ripeto e me la rigiro nella mente fino a che non si fissa, finché non diventa un ricordo reale. Dopodiché, continuo a farlo. Di giorno, di notte, sempre. Finché non mi sento pronta a cominciare a scrivere. E quando comincio, scopro che l'idea si è evoluta grazie alle mie amorevoli cure pinguinesche e che, ormai, è pronta per vivere di vita propria.






















venerdì 28 febbraio 2020

LA VITA DELL'ANDRE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS - parte 2

Be' che dire, cerchiamo di vedere i lati positivi.

Lato positivo numero 1: c'è il sole!
Lato positivo numero 2: le scuole sono chiuse

Risultato:


Vista la folla,  rischio di contagio -100.000

Le strade continuano a essere semideserte e i negozi quasi vuoti. In compenso, con una grandissima dose di senso degli affari, un piccolo supermarket si sta preparando ad aprire nella via accanto a casa mia, a giudicare dai lavori che si intravvedono probabilmente sarà pronto domani o dopodomani al massimo... geniali, eh?

La domanda più frequente che sento è: mamma ma allora, si sa se le scuole saranno chiuse anche la settimana prossima?

Ora vado a preparare le ottime bistecche che ho comprato da un macellaio buonissimo da cui non vado mai perché di solito ha la fila sul marciapiede e che stamattina, chissà. come, ho trovato deserto e con ben 3 persone a mia completa disposizione.

In questa situazione, e avendo il tempo di poterlo fare, credo che dovremmo abbandonare almeno temporaneamente i centri commerciali o Amazon, e sostenere per la spesa quotidiana i negozietti locali.


giovedì 27 febbraio 2020

LE RECENSIONI DELL'ANDRE: Bella in Rosa, di Daniela Petrelli per Little Black Dress

Nuova recensione oggi per I LIBRI DELL'ANDRE.


SCHEDA
Titolo: Bella in rosa
Autrice: Daniela Petrelli
Genere: Romance
Casa editrice: Little Black Dress
Pagine: 74
Costo: 3.99 €


SINOSSI
Viola Fumagalli lavora per un’impresa di pulizie, vive in un piccolo appartamento nella periferia di Milano insieme al suo criceto Pablo. Da sempre insicura per le sue forme morbide, ma al tempo stesso appassionata di moda, grazie all’aiuto del suo migliore amico Martin, decide di aprire un blog dedicato al mondo delle donne curvy.
Daniel Corti è il direttore della rivista di moda italiana «Bella in rosa». Vive all’ultimo piano di una palazzina nel centro di Milano. Votato anima e corpo al suo lavoro, decide un giorno di apportare alcuni cambiamenti alla rivista per ampliare il pubblico di lettrici. Per caso si imbatte nel blog di Viola e si accorge subito del notevole riscontro, così la contatta per una proposta di lavoro.
Viola non potrà rifiutare un’occasione così importante e inaspettata, Daniel non potrà più fare a meno di lei, ma il destino beffardo potrebbe complicare le cose e rendere tutto un po’ più difficile…



RECENSIONE: 
Questa trama parte da un punto molto positivo: la protagonista è una di noi.
Cosa quasi del tutto inedita nel mondo del romance o del chick lit, non abbiamo a che fare con una meravigliosa dea dai morbidi capelli biondi e dalle gambe chilometriche, con dodici lauree, sei dottorati e un lavoro stratosferico, ma con una ragazza comune, con una taglia d'abiti normale - voglio dire non una 38  - delle normali insicurezze e un lavoro assolutamente nella media. 
In una parola, una ragazza con la quale tutte ci possiamo identificare. Questo è molto importante, prima di tutto e soprattutto perché la storia si svolge nell'ambiente patinato delle riviste d'alta moda, in un ufficio che in qualche modo ci ricorda un poco la redazione di Runaway ma con un attraente giovane capo al posto della demoniaca Miranda.  
Nonostante questo, il mondo in cui si muove Viola non è il mondo dorato e lontano al quale molti romance ci hanno abituati, fatto di ricchi e inarrivabili personaggi con caratteristiche talmente perfette da sembrare finti, ma lo stesso mondo in cuoi ci svegliamo tutti i giorni voi e io. Viola è andata a scuola, è stata sfottuta per i suoi chiletti di troppo (come me), ha un normalissimo amico gay in cerca dell'anima gemella (io ne ho tre!) e conduce una vita del tutto normale: fa un lavoro pesante per pagarsi gli studi e intanto si dedica alla sua passione, cioè la moda, aprendo un blog. 
Toh, un blog, proprio come me. Che vi avevo detto?
Tuttavia, nonostante questi pregi, devo rilevare che il lavoro nel suo complesso soffre, a mio modo di vedere, di alcune mancanze. La trama innanzitutto è molto scarna. Il lavoro è molto breve, dei più una novella che un romanzo, e racconta la storia di Viola dal momento in cui incontra Daniel al primo bacio, e si sofferma poco sull'approfondimento psicologico dei personaggi. Questo da una parte può essere un pregio, laddove limita quell'eccesso di emotività che rende a volte un romance "roba che succede solo nei libri", ma dall'altra rischia di banalizzare un po' la storia a livello di elenco di accadimenti. Ad esempio, avrei apprezzato qualche pagina in più dedicata alla vecchia nemica di Viola dei tempi della scuola, che la nostra protagonista si ritrova davanti nella redazione di Bella in Rosa e sulla quale si prende una stupenda rivincita... praticamente senza rendersene nemmeno conto. La sensazione è che non si sia dato ai personaggi il tempo per svilupparsi nel loro pieno potenziale (che comunque esiste, perché sono tutti personaggi interessanti in pectore)
L'altra cosa che devo puntualizzare è che ho trovato lo stile di scrittura decisamente ostico. L'autrice fa largo uso di periodi lunghissimi e pieni di incisi che appesantiscono purtroppo la lettura rendendo necessario riprendermele fila più volte, e che peraltro mi hanno in più di una occasione dato l'impressione di zoppicare un po' da un punto di vista squisitamente grammaticale. Purtroppo devo segnalare che questo aspetto ha rovinato una lettura che altrimenti sarebbe stata probabilmente piacevole.
Qualche refuso qua e là, ma nulla di particolarmente serio.

RECENSIONE IN PILLOLE
Consigliato a chi: è "curvy" e ama la moda
I temi trattati: l'aspetto fisico, la passione, l'impegno, il coraggio, il riscatto.
Il messaggio nascosto: L'unica taglia che conta è quella del tuo carattere!
Originalità: ⭐⭐⭐ 
Stile: 
Giudizio complessivo ⭐⭐

mercoledì 26 febbraio 2020

LA VITA DELL'ANDRE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS - part 1

Il coronavirus genera strani reclusi...
io vivo in "zona gialla" nel senso che sono Lombarda ma non ci sono (ancora) casi accertati nel mio comune. Nonostante questo, sembra di stare in zona di guerra... supermercati vuoti, gente mascherata (nel senso della mascherina, non del carnevale).

Dalle mie finestre

Tutte le attività sono sospese, ma lo sapete.
Quello che non sapete è che la mancanza di allenamento provoca a mio figlio dodicenne, che chiameremo Scheggia, una sorta di iperattività di riflesso che lo rende... come posso dire... molesto?
Praticamente è come se avesse un cumulo di energia in eccesso che normalmente scarica sul campo di rugby e che invece in questi giorni deve scaricare in casa... o su di me... parlando parlando parlando, saltellando saltellando, saltellando, litigando con la Play (si, lui quando gioca interagisce coi personaggi come se fossero persone vere, lo ha sempre fatto), rotolandosi sul divano, ecc ecc ecc.

Soluzione: fai qualcosa di utile, amore di mamma!




Ma la cosa più incredibile l'ho vista ieri: lo studio medico con sede nella via parallela alla mia è blindato. Il medico (o l'assistente, non saprei) parla coi pazienti da dietro una sorta di porta posticcia fatta di plastica trasparente - medico dentro e pazienti sul marciapiede - e le ricette vengono fatte passare da una fessura in questa porta di plastica.

Auguriamoci che non ci venga nessuna malattia nemmeno lieve in questi giorni deliranti, perché secondo me o hai il coronavirus, o crepi solo e male!


martedì 25 febbraio 2020

LA VITA DELL'ANDRE: di cose strane.

Certo che questo ultimo anno è stato intenso!!
Mi sono successe un monte di cose che mai avrei pensato potessero accadere!
Non ci credete? Ecco qui:

Negli ultimi 365 giorni

1. E' stato aperto un procedimento penale a mio carico per un banale incidente d'auto  - per il quale non mi è stato attribuito il torto - in cui una persona ha avuto una prognosi superiore a quaranta giorni. Il nuovo codice della strada lo prevede. In seguito a questo fatto

1a. in veste di imputata, ho subito un interrogatorio al quale mi sono dovuta presentare con l'assistenza di un legale. Mi hanno pure letto i miei diritti, tra i quali come imputata figura incredibilmente anche il diritto di mentire. Credetemi, non ho capito male, ho chiesto spiegazioni e mi hanno risposto che la testimonianza (cioè quando parli di qualcosa che ha fatto qualcun altro) deve essere sincera, mentre se rispondi come imputato su te stesso, hai diritto di mentire per salvarti. Perry Mason, levate proprio.

2. Sono stata coinvolta in un licenziamento collettivo: la mia azienda ha chiuso gli uffici di Milano dove lavoravo da quasi vent'anni. Come rappresentante sindacale dei lavoratori, ho partecipato al tavolo di trattativa con l'azienda, durante il quale ho conosciuto meglio la vera essenza di tutte le persone coinvolte (azienda e colleghi). In seguito a questo fatto

2a. al momento sono disoccupata e ufficialmente casalinga, cosa che avevo giurato non sarei mai stata. Ora mi sto organizzando, cosa che è più difficoltosa di quanto avrei immaginato.

3. Mio figlio maggiore è volato via dal nido e ora vive a Dublino. Questa è l'unica cosa che potevo ragionevolmente aspettarmi: i ragazzi prima o poi prendono la propria via, e questo è un bene, ma non significa che la cosa non abbia impatto.

4. Last but not least: il coronavirus.  Mi sono sempre domandata, fin dalla prima volta in cui ho studiato a scuola la peste del 1348, come si viva in stato di perenne allarme. O anche quando sento le notizie dei paesi in guerra, dove esci di casa, vai al mercato e preghi che non ci scoppi una bomba. Come si può vivere così, mi chiedevo. Cosa si prova? Ecco, ora sono stata accontentata. Attenzione a quello che chiedete, perché potreste essere esauditi.


Che dite, è abbastanza? E siamo solo a febbraio.
Ora della fine dell'anno, chissà quali meraviglie avrà in serbo il fato!




lunedì 24 febbraio 2020

LA VITA DELL'ANDRE: Piccole donne, o il risveglio di Jo.

Oggi non parliamo di libri - o meglio, non solo di libri - ma di cinema miei cari lettori perché sono reduce dalla visione di una meravigliosa chicca: Piccole donne.

La nuova  - ennesima, diciamolo - versione delle vicende di Meg, Jo, Beth e Amy March è
edizione degli anni '50... un po' vissuti...
decisamente la migliore che io abbia visto finora.
La storia è arcinota, e non ha bisogno di approfondimento. La sceneggiatura questa volta ci fa cominciare dalla fine: Jo è già a New York e conosce già il professor Bauer, quando riceve una lettera che le annuncia l'aggravarsi delle condizioni di Beth. Si mette in viaggio e da quel momento attraverso continui flash back riviviamo gli eventi che si sono susseguiti negli ultimi sette anni, fedelmente a quanto la zia Louise scrisse nel 1868.

La bellezza di questa riduzione cinematografica si trova nel personaggio di Jo. 
Jo è sempre stata la ribelle del gruppo, ma a leggere oggi le sue avventure viene un po' da dire... embé? Sì, vuole scrivere, sì, rifiuta un ottimo e ricco pretendente, ma con gli occhi di oggi non sembra poi gran cosa. In questa versione invece il suo femminismo è più esplicito, più dichiarato. 
Jo compie in effetti un viaggio che è quello che le donne hanno compiuto negli ultimi cento anni. 
All'inizio la rottura drastica: voglio andare nel mondo da sola, non mi sposerò mai, sarò famosa e ce la farò per conto mio. Un taglio netto con quello che invece avveniva ai quei tempi quando una donna poteva aspirare al massimo a un buon matrimonio. Jo è assolutista: non solo lei ma nessuno deve seguire la tradizione e la morale corrente. Niente romanticismo, niente relazioni sentimentali, e per l'amore del cielo, niente matrimonio! Quando Meg si sposa, arriva a proporle di scappare, di vivere loro due insieme, sole, libere da vincoli familiari. E' in quel momento che compie il suo primo passo di crescita. Meg infatti sogna l'amore e la famiglia così come Jo sogna l'avventura e l'indipendenza, e i sogno di Meg, per quanto diversi da quelli di Jo, meritano altrettanto di essere realizzati. Jo comprende quindi che donne diverse possono avere sogni diversi.
In seguito, dopo aver perseguito la sua strada ed essere diventata una scrittrice, Jo comincia a pensare a ciò cui ha rinunciato lungo il cammino, e a domandarsi se tale rinuncia fosse proprio indispensabile. Scopre, nonostante tutto, di non voler restare sola e di desiderare per sé stessa non solo la realizzazione personale, ma anche una famiglia. Ed ecco che Jo diventa grande e impara che per avere una cosa non bisogna necessariamente mettere da parte l'altra.

Questo è il femminismo come lo dovremmo intendere noi oggi: non una rottura netta e indiscriminata con un passato che ormai abbiamo alle spalle, ma la comprensione che possiamo essere mogli ed anche indipendenti, madri e anche professioniste. In una parola, complete.

In altre parole, detto molto meglio, è quello che provavo a esporre qui

Film bellissimo, ottimamente girato, sceneggiatura a tratti un po' complessa (bisogna stare attenti al continuo avanti e indietro dei flashback) ma costumi meravigliosi e ottima recitazione. Emma Watson un po' in sordina - la parte di Meg è un poco ridimensionata - ma sempre molto brava, e naturalmente grandiose sia Florence Pugh (Amy) che Saoirse Ronan (Jo).

Che resta da dire: andate a vederlo.







venerdì 21 febbraio 2020

I LIBRI DELL'ANDRE: Vi presento Malcom MacDubh

Buongiorno miei cari lettori, oggi mi prendo una giornata autocelebrativa per parlarvi di uno dei miei personaggi, il protagonista di Lo spazio tra noi, Malcom MacDubh.

La prima cosa da sapere su Malcom è che non è un essere umano. 
Fa parte di una razza di esploratori privi di corpo fisico, che saltano da un mondo all'altro per le proprie missioni esplorative. Una volta arrivati alla loro destinazione, questi esploratori generano un corpo adatto alla vita su quel pianeta, lo abitano, e poi saltano via verso una prossima missione.

Malcom è un personaggio complesso, in bilico tra due mondi. 
Quando arriva sulla Terra, resta inizialmente folgorato dalla complessità della mente umana, sia dal punto di vista intellettuale che da quello emotivo. Malcom non ha mai abitato un corpo complicato come il nostro, dovrà impegnarsi molto per abituarsi a gestirlo, e capirà molto presto che la prima - e forse unica - domanda realmente importante a cui dovrà rispondere sul nostro pianeta è: che tipo di uomo voglio essere?

«Questo pianeta è diverso da tutti quelli che abbiamo visto finora, non è vero? C’è una bellezza qui che non si trova in nessun altro luogo. Ho sempre desiderato essere un esploratore» proseguii. «Fino da quando sono stato generato. Io sono di seconda generazione: non ho mai sperimentato la vita corporea su Phion e non ho ricordi di come fossero fatti i corpi dentro i quali ci siamo evoluti. Nonostante questo, ho sempre sentito una sorta di… nostalgia. So che non è il termine giusto, perché non puoi avere nostalgia di qualcosa che non hai esperito, ma non ne trovo uno migliore. Ho studiato la nostra storia come tutti e mi sono trovato sempre d’accordo con le decisioni degli Anziani, tuttavia ho sempre anelato conoscere cosa si provasse avendo un corpo. È per questo che sono diventato esploratore. Non per studiare mondi e civiltà, anche se è una vita molto interessante, quanto per conoscere sensazioni ed emozioni. E le mie esplorazioni sono sempre state rivolte all’interno dei corpi che abitavo, molto più che all’esterno. Bramavo sapere cosa significasse muovermi nel mondo fisico come un essere solido.»

Malcom incarna una sorta di ideale. E’ umano solo da pochi mesi, ed è quindi ingenuo come il neonato che in effetti è a dispetto del suo corpo. Non è ancora  “contaminato” da pensieri egoistici o utilitaristici. Reagisce con forza e con passione a ogni cosa che gli accade come farebbe un bambino per il quale non esistono scale di grigio: le cose sono bianche, oppure nere. Si guarda intorno costantemente, si riempie gli occhi di tutto ciò che che lo circonda, è ancora capace di stupirsi e meravigliarsi davanti alle piccole cose. E’ tutto quello che noi siamo stati e che, una volta cresciuti (singolarmente e come popolo) non siamo più.
I singolari avvenimenti di cui è testimone e protagonista durante la sua permanenza sulla Terra sono il pretesto per il suo viaggio più importante, quello che svolgerà dentro sé stesso. Scelte importanti lo attendono,  decisioni difficili che determineranno il futuro suo e quello delle persone a cui ha imparato a tenere.
Il romanzo a lui dedicato è una commistione di generi. C'è naturalmente una premessa fantasy/sci fi, dal momento che il protagonista non è di questa terra. C'è un'incursione nel giallo, perché questi "singolari avvenimenti" includono un efferato delitto che attende giustizia. Nel mezzo, c'è il percorso del protagonista, che grazie a sentimenti come l'amore, la rabbia, la passione, la paura scoprirà chi in effetti egli sia veramente e cosa voglia dalla vita.



giovedì 20 febbraio 2020

LE RICETTE DELL'ANDRE: Muffin al cioccolato ripieni di pozione soporifera (Harry Potter)

Hermione Granger, si sa, è tra le streghe più dotate di tutti i tempi. Questo è chiaro fin dal secondo anno a Hogwarts, quando nel bagno delle ragazze prepara praticamente da sola la difficilissima Pozione Polisucco. Per i nostri intenti odierni, però, oggi è un'altra la ricetta che ci interessa: quella dei cup cake al cioccolato ripieni di pozione soporifera.


"Ho risolto tutto," proseguì senza intoppi, ignorando le facce stupite di Harry e Ron. 
Sollevò due paffuti pasticcini al cioccolato. 
"Li ho riempiti con una semplice pozione soporifera.
 Tutto quello che devi fare è assicurarti che Tiger e Goyle li trovino"






CHE COSA OCCORRE:
Per i muffin:
200 g di burro ammorbidito
200 g di zucchero semolato dorato
2 uova
150 ml di panna acida
40 g di cacao
1 cucchiaino di vaniglia
200 g di farina
2 cucchiaini di lievito in polvere

Per la glassa:
50 g di burro
120 g di cioccolato fondente
1 cucchiaio di Golden syrup (come come, non sapete cosa sia? Guardate qui)
90 ml di panna acida
1 cucchiaino di vaniglia
200 g di zucchero a velo

Per la pozione soporifera:
Muco di vermicoli
Lavanda
Radici di valeriana
Ingredinente base (un'erba o una mescolanza di erbe che si usa in diverse pozioni)


COME SI FANNO:
Preriscaldare il forno a 170 ° C e posiziona 12 teglie per muffin in un vassoio.
Sbattere il burro e lo zucchero fino a renderlo molto leggero e cremoso. In una brocca mescolare le uova, la panna acida, il cacao e la vaniglia con una forchetta, quindi versare composto di burro e zucchero e amalgamare bene.
 Incorporare delicatamente la farina e il lievito nella pastella ottenuta. Dividere tra gli stampi per muffin e cuoere per 20 minuti, fino a quando le torte si sentono leggere ed elastiche. Quando uno stuzzicadenti inserito nel muffin ne esce completamente pulito (non umido), sono cotti.

Mentre le tortine sono al forno, si può preparare la glassa. Sciogliere il cioccolato e il burro insieme in una ciotola resistente al calore sopra una pentola di acqua bollente. Una volta sciolto, aggiungere il golden syrup, la panna acida e la vaniglia. Setacciare lo zucchero a velo in una ciotola, versare il mix di cioccolato sopra e sbattere fino a quando diventa leggero e soffice.

Togliere i muffin dal forno, raffreddare negli stampi per cinque minuti, spennellare con la glassa, quindi lasciar raffreddare completamente prima di servire.

ISTRUZIONI PER LA POZIONE SOPORIFERA:
  1. Mettere 4 rametti di lavanda nel mortaio.
  2. Aggiungere 2 misurini di ingrediente base 
  3. Frantumare con il pestello fino a ottenere un impasto cremoso e inserire nel calderone
  4. Aggiungere 2 gocce di muco di vermicoli nel calderone
  5. Aggiungere 2 misurini di ingrediente base nel calderone.
  6. Riscaldare a fuoco lento per 30 secondi.
  7. Aggiungere 3 misurini di miscuglio tritato nel calderone.
  8. Agitare la bacchetta
  9. Lascire fermentare e per 70 minuti.
  10. Aggiungere 2 misurini di ingrediente base nel calderone.
  11. Riscaldare a temperatura elevata per 1 minuto.
  12. Aggiungere 4 radici di Valeriana nel calderone.
  13. Mescolare 7 volte, in senso orario.
  14. Agitare la bacchetta per completare la pozione.

Se seguirete queste istruzioni scrupolosamente, state pur sicuri che farete appena in tempo a considerare quanto siano deliziosi i muffin prima di cadere addormentati per almeno un'ora. Consigliamo perciò di mangiarli adagiati su un comodo divano!

mercoledì 19 febbraio 2020

LA VITA DELL'ANDRE: Salvini, l'ancella e Mr Gray: under his eye, Gilead is coming.

Va bene, lo so, me lo ero ripromesso: questa casa è una piccola libreria, non una sala per comizi. Qui niente politica, religione, cazziemazzi. Il turpiloquio invece è concesso, sì? Sì.
Però mi ci si tira davvero per le orecchie... così ho deciso di salvare i cavoli e la pecora (come direbbe Malcom di Lo spazio tra noi) parlando di politica ma facendo finta di parlare di letteratura. 
Sono un dannato genio, ammettetelo.

La ghiotta occasione sono le ultime esternazioni salviniane, qualcosa a proposito dell'aborto e dei pronto soccorsi che sarebbero utilizzati per rimediare ai danni di "stili di vita indecenti". Vi prego, datemela buona e non fatemi cercare la citazione precisa, che vomito.


Complice la mia passione per le serie tv, il mio primo pensiero è stato: non siamo mica tanto lontani da Gilead! 

Ora, lo so, non linciatemi: Il racconto dell'ancella è prima di tutto uno splendido romanzo... che però purtroppo non ho ancora avuto modo di leggere. Quindi non bacchettatemi e usiamo la serie come paragone, ok?

Assunto: finché ci sarà chi si permette di dire cosa una donna possa e non possa fare, lì saremo a Gilead.

Gilead, per chi non lo sapesse, è una sorta di nazione nata dal disfacimento degli Stati Uniti in cui le donne sono state relegate a tre ruoli essenziali: le mogli (per la maggior parte sterili), le marte (servitrici e cuoche, dal nome di Marta, sorella di Lazzaro e Maria che serve durante la visita di Gesù alla casa di Betania, nei vangeli) e le ancelle. Le ancelle sono le uniche donne fertili rimaste e vengono addestrate e utilizzate come incubatrici umane, avendo rapporti sessuali programmati con uomini sposati a donne sterili allo scopo di mettere al mondo i figli della coppia (cioè non dell'ancella, i figli sono della moglie sterile che infatti "mima" sia il rapporto sessuale che il travaglio). La denominazione di ancella viene dal vecchio testamento, dove Sara, moglie sterile di Abramo gli dice qualcosa come: ecco, io ti do la mia ancella ed essa partorirà mio figlio.


Quello che accomuna tutte queste donne, a parte il fatto di muoversi all'interno di una serie rigidissima di regole comportamentali stabilite per ogni categoria, è il fatto di non essere nessuno. Non hanno alcun diritto: non possono lavorare, non possono essere amiche, non possono leggere, in taluni casi non hanno diritto di parola. Queste donne semplicemente non sono, a meno che qualcuno non dica loro cosa devono essere.


Saltando apparentemente di palo in frasca, ecco che mi sovvengono i commenti all'epoca dell'uscita delle famigerate famose Cinquanta Sfumature. 

Un altro libro, l'ho detto o no che sono un genio? 

La cosa più carina che si sentiva dire ai tempi era che si trattava di una lettura da povere casalinghe frustrate, infelici e depresse, e che se le suddette si risentivano ad essere chiamate in quel modo, allora voleva dire che era proprio vero: erano frustrate, infelici e depresse. Il perché è ovvio: mettere al centro della vita il proprio uomo è da povere mentecatte. E leggere roba dove la protagonista fa proprio questo equivale a squalificarsi, a mortificarsi, a essere in qualche modo una sorta di zavorra per tutta la categoria femminile. 
E chi diceva queste cose? 
Gli uomini, naturalmente, e ci sta anche (sebbene la mia anima boccuccia polemica chiedesse invariabilmente a questi uomini se non si fossero mai fatti una domandina, avendo mogli infelici, frustrate e depresse), ma soprattutto le donne. Le donne che non leggevano l'amico Christian per principio, sentendosi intrinsecamente superiori, o che lo leggevano con il naso turato al solo scopo di denigrare il libro stesso e le sue lettrici (salvo poi masturbarsi in bagno, dai, che non siete fatte di legno nemmeno voi, care donne di razza superiore.)


Sì, perché una donna al giorno d'oggi deve occuparsi di tutt'altro. Deve studiare, prima cosa, laurearsi. Poi deve avere un buon lavoro, essere indipendente. Poi deve viaggiare, arricchirsi culturalmente, uscire con le amiche e divertirsi. E deve leggere. Sì, ma cosa? Letture serie, impegnate, mica quella robetta da sfigate (se va bene) frustrate (se va un poco meno bene) e donne di dubbia moralità (se va male) tipo erotici o romance. Questi libercoli non vanno bene. Sono indegni. Una donna degna di questo nome deve starne alla larga, perché la qualificano come poco di buono oppure schiava del maschio padrone. E la cosa scioccante è che appunto sono donne coloro le quali la pensano così. Questo è il vero trionfo del patriarcato, non una scopata bondage nella sala dei giochi di  Mr Gray. Divide et impera. Solidarietà femminile azzerata: ci giudichiamo tra noi mentre altri banchettano sulle nostre ossa. Troppo femminista? Mi sa di no.

E così, tra chi dice che una donna deve vestire in modo sobrio e modesto (gonna al ginocchio e niente fronzoli), e badare solo alla famiglia, e guai a essere femministe che quelle son tutte put**ne...  - una donna ancora una volta - e quelli che invece ci vogliono super manager iper tecnologiche, alla moda, acculturate, esperte d'arte e assolutamente senza asservimenti sentimentali di nessun tipo (perché amare è per deboli), io ancora non ho sentito una e dico una voce fuori da questi cori dire che... 

... una donna può fare esattamente come le pare e piace in ogni campo e ambito, così come qualunque altra categoria di persone su questa terra.

Magari potrebbe addirittura essere una manager laureata di giorno, leggere Twilight di sera e farsi scopare bendata da un dominatore di notte. Eh? Che roba! Che bestemmia!

Niente, proprio non ce la fanno.
O siamo ancelle (e le altre tutte puttane)
O siamo Anastasie (e le altre tutte succubi del patriarcato)

Come la giri la volti, c'è sempre quello che cerca di dirti chi sei e cosa devi fare.

E allora, di nuovo mi chiedo... ma quanto siamo lontani davvero da Gilead?








martedì 18 febbraio 2020

LA COVER REVEAL DELL'ANDRE: The Outbreak di Francesca C.Cominelli

Buongiorno a tutti, oggi cover reveal per una bravissima collega!



SCHEDA LIBRO:
Titolo: The Outbreak
Autrice: Francesca C. Cominelli
Editore: Self
Genere: Chicklit
Data di uscita: 18 MARZO 2020
Formato: ebook/cartaceo

SINOSSI:
Fanny King è una producer ventinovenne ossessionata da unicorni e paperelle di gomma. È incastrata in una relazione senza sbocchi e - cosa peggiore - alla Owl, il canale per cui lavora, nessuno la considera all’altezza del suo ruolo.
Un giorno, però, grazie a un quadernetto fucsia e il ritorno di un uomo dal suo passato, le cose cambiano drasticamente, ma Fanny non capisce se per il meglio o peggio di prima.
Nathan Cohen, il miglior Executive Producer sulla piazza, torna alla Owl dopo essere sparito da Los Angeles e dalla vita di Fanny per sei anni.
Sei anni in cui la ragazza si è rifatta una vita, ha una relazione con la stella delle soap di Hollywood, Troy Jones, ma le manca l’entusiasmo, la scintilla che l’ha fatta innamorare.
Scintilla che l’intrigante e irriverente Cohen sembra farle riaccendere (o scoppiare) con un solo sguardo. 

Bene, pronti per la cover? Eccola: 




ESTRATTO:
 “Apro la porta e la trovo seduta sul letto, sembra essersi appena svegliata perché si stiracchia con le braccia in alto. Ed è nuda. 
Mi dà la schiena, la pelle liscia e abbronzata è un richiamo per me, ma prima che possa fare qualcosa indossa la vestaglia in seta rosa e pizzo bianco. Nonostante sia ancora assonnata e con i capelli spettinati è bellissima.
Si alza senza voltarsi e si ferma di fronte alla cabina armadio.
Immagino mentre mi avvicino a lei, le faccio scivolare la veste sulla pelle morbida; le bacio il collo e stringo i seni nelle mie mani fino a farla ansimare. E poi…
Un rutto improvviso rompe la magia e Honey scoppia a ridere da sola.
«Faccio i rutti gasati!» ride. «Forse ieri ho esagerato con lo champagne» commenta a voce alta e devo trattenermi dal ridere a mia volta.”

DUE PAROLE DSULL'AUTRICE:
Francesca C. Cominelli, Chicca per gli amici, è una sognatrice, nata nel 1993 in un piccolo paese tra le montagne della provincia di Brescia, insieme al suo amato cowboy. Le sue più grandi passioni sono sempre state l’equitazione e la lettura. È cresciuta con i libri, sono sempre stati una via di fuga, un momento in cui si poteva estraniare dalla realtà e vivere in un mondo diverso; d'altro canto, scrivere le ha permesso di liberare la mente e sfogarsi, mettere nero su bianco i suoi pensieri e creare un mondo tutto suo. È grazie ai suoi sogni e alla sua determinazione se è arrivata fin qui. Dopo Proibito, Francesca ritorna in piazza con un romanzo diverso rispetto al solito. The Outbreak è una commedia romantica, con cui l’autrice vuole portare un po’ di frizzantezza e comicità e, perché no, anche un po’ di spensieratezza per i suoi lettori. Riuscirà Fanny a resistere alla tentazione dell’Executive Producer o scoppierà con tutte le paperelle?




lunedì 17 febbraio 2020

REVIEW PARTY: My muse di Gioia de Bonis per Little Black Dress

Buongiorno cari lettori oggi il blog ospita il review party per la nuova uscita dell'autrice romance Gioia de Bonis



SCHEDA
Titolo: My muse
Autore: Gioia de Bonis
Genere: Romance
Pagine: 234
C.E. Little Black Dress
Costo: 3,99 euro in ebook

SINOSSI
Gaele De Roberto è sicuro di sé, di ciò che ha raggiunto con l'impegno e con una buona dose di fortuna. È arrivato alle luci della ribalta grazie alla sua prima canzone, "La mia stronza preferita", in cui racconta di un amore passato. Tutto sembra perfetto fino a quando, durante l'intervista in una nota web radio, Gaele fa il nome della ragazza che lo ha fatto soffrire.

Ed è così che la vita di Alessia Lazzari viene stravolta: prima è un’apprezzata reporter e un attimo dopo è in mezzo a una strada, senza lavoro, ma soprattutto furiosa con il ragazzo che ha deciso di rovinarle la vita! Ma nessuno dei due è pronto per la piega che prenderanno gli eventi. Qualcosa li travolgerà in pieno, come ritornello di una bella canzone d'estate: perché quando il passato bussa alla tua porta non puoi far altro che spalancarla o chiuderla a doppia mandata! Che cosa faranno Gaele e Alessia? Riusciranno a sfidare il passato in nome dell'amore?


RECENSIONE
Gioia de Bonis ci ha abituati da tempo al suo sfrenato romanticismo, e anche in questa occasione non manca di rendere onore alla sua fama: My muse è un romanzo adorabile, tenero e delicato - pur senza mancare di un pizzico di peperoncino piccante -  che sembra fatto apposta per far venire "gli occhi a cuoricino" a tutte le sognatrici che lo prenderanno in mano. 
Si tratta di una romance puro: tutto è incentrato sulla coppia Alessia-Gaele sulla quale, diciamocelo, nessuno avrebbe scommesso due centesimi bucati quando si sono incontrati (o meglio ri-incontrati). Ma è proprio questa la caratteristica delle trame di Gioia de Bonis: nonostante il mare di difficoltà iniziali, l'amore trionfa perché deve, perché non ci piacerebbe vivere in un mondo dove non lo fa, e nel mondo di Gioia tale trionfo è totale, assoluto e ineluttabile. Perché l'amore deve essere così, per essere definito tale - e per valer la pena raccontarlo: travolgente e irresistibile. Come Gaele e Alessia, che comunque mentre si innamorano fanno anche un bel percorso di crescita interiore.
Lo stile è scorrevole, come sempre, e senza sbavature, ma l'esperienza si fa notare e Gioia de Bonis aggiunge in questa nuova narrazione una verve in certo qual modo nuova,  che rende l'esperienza di lettura ancora più frizzante. Un libro che sa regalare emozioni.

RECENSIONE IN PILLOLE:
Consigliato a chi: resta un eterno sognatore romantico!
I temi trattati: la vendetta, il rancore, il bullismo, la ricerca del successo, l'impegno.
Il messaggio nascosto nella trama: non è mai troppo tardi!
Giudizio complessivo ⭐⭐⭐

DUE PAROLE SULL'AUTRICE:
Gioia de Bonis nasce a Tivoli, in provincia di Roma, il 24 gennaio del 1990. Ha da sempre avuto la passione per i libri e la scrittura, che l’hanno portata a scegliere di frequentare, presso l’università di Roma3, Lettere Moderne, abbandonando completamente gli studi scientifici che aveva intrapreso fino a poco prima. Nel 2016 inizia a pubblicare su wattpad alcune fanfiction, ma approda al mondo dell’editoria solo l’anno successivo, quando il giorno del suo compleanno pubblica il primo volume della Sweet Men Saga, Sweet Revenge. Ha partecipato al Salone del libro di Torino, al Romics, al Lucca Comics e al Firenze Comics. Da quest’anno ha iniziato a collaborare con la casa editrice Little Black Dress, con la quale pubblicherà la serie MY, il cui primo romanzo, in uscita il 14 febbraio, si intitolerà My Muse. Oggi, oltre alla scrittura, si dedica al baby-sitting, alla biblioteca del suo paese e al blog presso il quale collabora. Ama la lettura, il cinema e la Lazio.

domenica 16 febbraio 2020

VITA DA SCRITTRICE: Non si giudica un lettore dalla copertina

... e nemmeno uno scrittore, oserei aggiungere. 

Questa è un concetto a cui tengo particolarmente, perché la tentazione di denigrare un genere letterario o l'altro - e di conseguenza chi lo scrive e chi lo legge - sembra che stia esponenzialmente aumentando in questi anni, in cui l'editoria esplode di un numero mai visto di autori nuovi, grazie alle meraviglie del self publishing.

O forse è solo perché io mi sono avvicinata all'editoria soltanto nel 2017 e di chi denigrava cosa prima di quella data non ne sapevo niente. Chi lo sa.

A ogni modo, lo dico perché frequentando le fiere ne sento di ogni.
Al mio ciao, ti piace leggere? ricevo spesso, tra le altre, le due seguenti risposte:
1. sì, ma non questo genere (e lì parte il gesto sprezzante della mano che sottintende la parola 'spazzatura', che resta non detta)
2. sì, ma leggo roba più seria (e prima o poi un 'ma più serio ddddeche?' mi uscirà dalla bocca, sono sicura)



Ora, dal momento che io faccio mediamente le fiere del fumetto e i comics, il "questo genere" in oggetto di solito è il fantasy o la fantascienza (e qui potremmo parlare due millenni dei grandi autori che hanno dato lustro a questi due filoni), ma questo tipo di commento altero è spesso riferito anche al cosiddetto rosa e all'erotico.
Perché mi sento chiamata in causa?
Be', il mio primo lavoro è una dilogia di ambientazione storica in cui si parla - tra le altre cose - di una storia d'amore passionale.
Il secondo è uno urban fantasy tendente al giallo in cui, di nuovo, tra gli elementi narrativi non manca una certa dose di eros.

Quindi sì, decisamente il declassamento dei generi romance ed erotico a letteratura di serie B mi da parecchio fastidio. Voglio dire, dai, è ridicolo: scrivere di gente che si fa la guerra va bene, è giusto, ed è di qualità. Scrivere di gente che si ama, invece, no.
Ma seriamente?
Cosa c'è di male a parlare di sentimenti e di sesso? 
Se per caso vi fosse sfuggito, sono due delle tre cose che fanno girare il mondo (la terza sono i soldi), e mi sembra che questo le renda assolutamente degne di comparire in un romanzo. O mi sbaglio? 
È come se all'improvviso tutti quanti fossero diventati lettori super acculturati che non vanno sotto il livello di Proust o Dostoevskij.
Ragazzi, mi spiace deludervi... lo sappiamo che millantate... perché se mi fate gli snob letterari che leggono solo classici, e poi mi sbagliate i congiuntivi parlando... eh, allora abbiamo un problemino, che ne dite?

Ma di preciso, cos'è che vi turba nei libri "romantici" e "di sesso"? 

Ci ho pensato su parecchio, e sono giunta a una mia conclusione personale. La volete sentire?
Io credo che alla fin fine sia sempre il solito discorsetto sessista trito e ritrito. Il rosa - e lo dice il colore stesso, no? -  è semplicemente roba da donne (donnette) mentre l'erotico è roba da gran vacche, diciamocelo. Le donne per bene non scrivono di sesso, ne fanno il minimo indispensabile e guai a farselo piacere. A chi è che piace il sesso? Agli uomini e alle troie, ecco a chi. Le signore per bene non parlano di certe cose. E tantomeno i maschi alpha chenondevonochiederemai possono abbassarsi al livello di Liala, vi pare? Ne va della loro virilità, santo cielo! 
Anacronistico (per non dire allucinante)?
Eccome. Ma sareste stupiti di sapere quanti anacronismi del genere ho scovato, nascosti sotto ridicole maschere  di progressismo e apertura mentale.
È come se non gli si riconoscesse alcuno status, come se parlare di sentimenti fosse osceno di per sé, a volte ancora più osceno del sesso tout court. Ma perché?

Il fatto è che non solo chi non lo legge lo denigra, ma chi lo legge si vergogna quasi.
- Ciao, ti piace leggere?
- Si, ma non questo genere
- E che genere leggi?
- Mah... cose più...sai... con un po' di... ecco.... 
- Romanticismo?
- Ecco, si, dai.

Ragazzi, io ve lo dico: non c'è niente di male!!
Nulla di male nel leggerlo, e tantomeno nulla di male nello scriverlo. 
E volete sapere un'altra cosa? non sono gli uomini i nostri peggiori detrattori (nostri, perché io leggo e scrivo anche rosa e per tutti gli dei vichinghi non me ne vergogno). Sono le altre donne. Altre donne ansiose di dimostrarsi superiori, timorose di essere considerate donnette, o peggio, femminucce. Donne che, perdonate l'ardito paragone, come nel meraviglioso romanzo (poi serie tv) Il racconto dell'ancella dimenticano la solidarietà per scagliarsi le une contro le altre nell'assurdo tentativo di primeggiare in un mondo che, comunque, non le considera e non le considererà mai pari ai loro uomini.
Torneremo tra le ancelle in un prossimo post, perciò stay tuned.

I MIEI DUE CENTESIMI DI VITA VISSUTA
A me lo chiedono spessissimo. Cosa ti spinge a scrivere quello che scrivi?
Perché l'amore? perché il sesso?
Come se questi due elementi rovinassero uno scritto, invece di arricchirlo.
Ve lo spiego, più chiaramente che posso:
Amore e passione sono ciò che rende la vita degna di essere vissuta.
Quando sarete negli ultimi attimi della vostra vita, non ricorderete i successi professionali che avete conseguito, né i libri che avete avuto nella classifica dei best seller, e nemmeno i soldi che avete fatto col vostro lavoro. Ricorderete le cose che contano davvero: le persone che avete amato e quelle che hanno amato voi. 

Amore e passione sono ciò che rende la vita degna di essere vissuta.
Sono ciò per cui vale la pena vivere
e perciò sono quello di cui vale la pena scrivere.

Coraggio. Smentitemi.















sabato 15 febbraio 2020

LA VITA DELL'ANDRE: Casa Leopardi apre gli appartamenti privati di Giacomo. Di ricordi e libri antichi.

Una notizia Ansa oggi che mi ha fatto saltare sulla sedia.
Perché, capite, io amo Giacomo Leopardi.
Visceralmente.
Con la pancia proprio.

Questo risale a molti anni fa.
Quando ero piccola - attorno ai 4-5 anni - avevamo una casa di villeggiatura dove andavamo coi i miei nonni. Nel pomeriggio dopo pranzo, tutti sparivano improvvisamente dalla circolazione, chissà perché...  tranne mio padre.
Oggi, che ci sono passata due volte, so che se ne andavano a farsi un sonnellino e che mio papà si offriva di badare a me mentre la mamma si riposava.
Ora, dovete sapere che mio padre non è mai stato tanto tipo da favole o cose del genere. Pensate che, una volta diventato nonno, a mio figlio raccontava l'Iliade e l'Odissea!
Così, nel silenzio della casa, gli saltavo in braccio sulla poltrona vicino alla finestra e parlavamo di libri.
Cioè, naturalmente lui parlava, e io ascoltavo.
Sulla mensola sopra le nostre teste c'erano gli unici libri disponibili in quella casa, tra cui questi che vedete qui sotto, che risalgono agli anni Venti dello scorso secolo ed erano, pensate un po', libri di scolastici di mia nonna.



A ogni modo.
Le nostre dotte disquisizioni sono iniziate dal libro più grosso, che è una meravigliosa edizione della Divina Commedia illustrata da Gustave Doré. Giorni e giorni a traghettare insieme a Caronte, a contare i giri di coda attorno al corpo di Minosse, a piangere con Paolo e Francesca e aguzzare la vista per scorgere i tre peccatori supremi nella bocca di Lucifero il quale - per inciso - si è ripresentato nei miei sogni in più di una occasione.

Esaurito Dante, siamo passati a Leopardi.
Giacomo, il giovane sfortunato e cagionevole che amava lo studio sopra ogni altra cosa (e di nuovo, oggi so che probabilmente avrebbe amato più volentieri Silvia) che mio padre mi descriveva chino, al lume tremulo di una candela, con una coperta sulle spalle mentre studiava e scriveva nelle ore notturne.
Da quella descrizione all'innamorarmene perdutamente credo sia passato mezzo nano secondo.
La fascinazione per lui non mi è mai passata, e anzi si è accresciuta con gli anni della scuola, quando ho cominciato a studiare e comprendere la poetica e l'infinita tristezza che pervade le sue opere.

Ho visitato casa Leopardi due volte, ma fino ad oggi la visita prevedeva soltanto la biblioteca e lo studio. Che, per inciso, era esattamente dove mi aspettavo di trovare ad aleggiare il suo spirito: alla scrivania circondato di libri. In mostra c'era persino la coperta, pensate: una coperta rossa che - diceva la guida - il poeta usava per ripararsi dall'umido della notte.
Durante la mia prima visita, ricordo di essere stata sopraffatta dall'entusiasmo alla vista della coperta. Avevo cinque o sei anni e a un certo punto non ero più riuscita a darmi un contegno, soccombendo all'istinto e mettendomi a correre gridando "Giacomo Giacomo" fissando estasiata i busti che lo ritraevano, sotto gli occhi perplessi dei miei genitori e quelli irritati della guida (che era talmente rigida che aveva sicuramente una scopa infilata nel... ecco.)

Quindi la notizia che dal 21 marzo 2020 a Recanati, a Casa Leopardi verranno aperti al pubblico per la prima volta, dopo un accurato restauro, parte del piano nobile e gli appartamenti dove Giacomo Leopardi abitò assieme ai suoi fratelli (Ansa) capite che mi scombussola non poco i piani, costringendomi a programmare una visita nelle marche subito all'inizio della primavera!




venerdì 14 febbraio 2020

LE COVER REVEAL DELL'ANDRE: Lotterò per te di Gianna Gabriela per Queen Edizioni

Cover reveal di san Valentino!





SCHEDA
1. TITOLO: Lotterò per te 
2. AUTORE: Gianna Gabriela 
3. EDITORE: Queen Edizioni 
4. GENERE: New Adult 
5. USCITA: 19/03/2020 6. 
PREZZO: e-book € 3,99 cartaceo €12,90 7. 
PAGINE: 345
NB: Libro disponibile nei vari store

TRAMA 
Jesse Falcon ha dedicato tutta la sua vita ad un solo scopo: combattere contro l'unica cosa che gli ha tolto così tanto. Ha imparato nel modo più duro che, se vuoi realizzare qualcosa, devi farlo da solo. Tra il football, il programma di medicina e un tirocinio in ospedale, non ha tempo da perdere in qualcos'altro. La verità è che non crede che il suo cuore, guarito a malapena, possa resistere ad altro. Nonostante la determinazione però, conoscerà  presto qualcuno che non solo infrangerà  quella barriera, ma la farà  a pezzi.
Zoe Evans è una normale studentessa del college. Ha un suo gruppo di amici, e abbastanza pettegolezzi da rendere le sue giornate interessanti. Ma il suo mondo cambia in un battito di ciglia... Un blackout e una settimana di febbre interminabile la costringono ad affrontare una battaglia per cui non è pronta. La fortuna non èproprio dalla sua parte. Avrà  la forza di farcela?

Pronti per vedere la cover?



DUE PAROLE SULL'AUTRICE:
Gianna Gabriela è una ragazza di provincia che vive a New York. È una scrittrice e una lettrice accanita, tanto che considera la lettura la sua droga. Scrive soprattutto Young Adult e New Adult Romance. I suoi romanzi parlano di sexy uomini alpha e forti eroine di cui c’è sempre bisogno. 

La Queen Edizioni pubblicherà  la serie Bragan University.