sabato 11 gennaio 2020

VITA DA SCRITTRICE: sulle critiche


Ti criticheranno sempre, parleranno male di te 
e sarà difficile che incontri qualcuno 
al quale tu possa piacere così come sei! 
Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, 
la vita è come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali: 
canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita 
prima che l’opera finisca priva di applausi.
(Charlie Chaplin)


Ecco un argomento che mi sta particolarmente a cuore, e sul quale peraltro vengo spesso interpellata riguardo al modo di gestirlo. Le-famigerate-critiche.

Spessissimo mi viene chiesto che rapporto ho con le recensioni... diversamente positive... come reagisco, cosa ne penso.

Ebbene, ora dirò una scomodissima verità: le critiche mi fanno schifo e spesso e volentieri mi fanno pure incazzare abbestia. Mica no. Perché, che cosa pensavate? Dai siamo seri. Su la mano chi ama essere mal giudicato. 
Nessuno? 
Che sorpresa!

Ora, secondo me c'è un grosso equivoco da cui bisogna sgombrare il campo. 
Una cosa è quello che pensiamo di una critica.
Un'altra è come reagiamo.

Innanzitutto, qualcosa con cui fare i conti: non si può piacere a tutti. È un dato di fatto assodato. Conosco persone che detestano Tolkien, Follet, Rowling. Altre che trovano Jane Austin tediosa. E altre ancora che piuttosto che leggere Isabel Allende si farebbero trapiantare un rene. Ora, mi dico, se persino loro non piacciono a tutti, chi sono io per pretendere altrimenti? Questo è un assunto che dovremmo sempre tutti tenere in mente, e farne gran tesoro. Perché, siatene certi, prima o poi verrete stroncati. Da un critico d'arte, da un editor o da un oscuro recensore di Amazon ha poca importanza. Quando succederà, la cosa vi farà incazzare a morte. Di pancia, subito.
E questo andrà benissimo, credetemi. Non fatevi fuorviare dagli autori (falsamente) pieni di fair play inglese e aplomb granitico che vi diranno 'ah, io quando ricevo una critica faccio una profonda autoanalisi e ringrazio il critico per avermi dato uno spunto di riflessione e l'occasione di migliorare me stesso.'

Col cavolo che lo fanno.
Fidatevi.
La  prima reazione è sempre 'ma come si permette 'sto zotico ignorante testa di cavolo che non sa mettere insieme il verbo col complemento oggetto di criticare il mio lavoro?'
E da un certo punto di vista è anche sano che sia così. Voglio dire, non saremmo umani altrimenti. Io conosco, al pari di molti di voi, l'impegno e la spesa emotiva che stanno dietro la realizzazione di un romanzo, e quindi è normalissimo prendersela a male quando il lavoro viene denigrato.

Dopo la prima botta, però, bisogna mettersi a riflettere un secondo.
Perché è vero: non c'è miglior spunto di una critica costruttiva.
Quelle maligne, quelle fatte solo per gettar fango, non consideratele nemmeno. A volte si leggono cose terribili, critiche fatte palesemente senza aver letto il romanzo, con orgogliosa cattiveria. Ecco, se ne ricevete così, siete autorizzati a incazzarvi e basta, senza passare alla fase della riflessione 😅. Dovete tuttavia essere certi che si tratti davvero di una critica maligna.

La differenza tra una critica costruttiva e una critica malevola? 
La prima è quella che voi fate agli altri. 
La seconda è quella che gli altri fanno a voi.
(Frank Walsh)

Ed è proprio così. La tentazione di considerarci vessati è molto forte, quando qualcuno stronca il lavoro nel quale credevamo tanto. Ma non dobbiamo lasciarci accecare dalla prima sfuriata di tempesta che ci passa nel cervello. Arrabbiamoci (e questo è quello che pensiamo), e poi leggiamola di nuovo, a mente fredda. Cercando di tenere a bada l'emotività e di capire se possiamo trarre qualcosa di buono dalle parole del nostro detrattore (e questo è come reagiamo).

E' inutile star lì a mugugnare e a farsi il sangue amaro. È inutile prendersela, è inutile inveire, è quasi sempre inutile anche rispondere alla critica a tono, a rischio di scatenare polemiche infinite sui social che lasciano segni ben più duraturi di un 'non mi è piaciuto, do due stelle'. Agire con un minimo di classe non fa male, nemmeno nel mondo degli autori self emergenti.

Come faccio io
E se a qualcuno interessa, ecco i miei due centesimi di vita vissuta.
Di base, io devo stemperare. Leggo e rileggo la critica, fino a quando non smette di toccarmi da un punto di vista emotivo. Mi anestetizzo, per così dire, ci faccio l'abitudine finché la pancia non si quieta. Dopo, l'analizzo. Quando sono calma e lucida. Le accetto tutte, ma non tutte le accolgo. Nel senso che riconosco a chiunque il diritto di avere una propria opinione, ma mi riservo il diritto di non condividerla. Dopodiché, amici come prima. Tanto, chiariamo bene il punto: una volta ricevuta, la recensione negativa resta, non c'è proprio modo di farla sparire. Perciò, io continuo per la mia strada, e finché i pareri positivi saranno dieci volte quelli critici, mi considererò soddisfatta.















4 commenti:

  1. Bravissima! Hai centrato il punto e mi hai fatto sorridere col la tua simpatia.
    Da blogger a volte ho il timore quando devo dare un giudizio ad un autore italiano, perché so che in caso negativo si scatenerà l'inferno e mi bombarderà di accuse portandosi dietro tutta la famiglia e amici annessi...
    Il blog sicuramente ne trova giovamento con l'aumento delle visualizzazioni, ma mi chiedo sempre come mai quando un libro è criticato negativamente escono fuori dai buchi tutti sti amici e parenti che commentano affermando che invece il libro è bellissimo e siamo noi che o abbiamo letto un libro differente, o ovviamente non l'abbiamo capito; se invece la critica è positiva, non se la caca manco l'autore stesso che non commenta nemmeno per dirti grazie XD

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    1. Verissimo. Io sudo freddo ogni volta. Non ho recensito molti romanzi a due stelle, ma sono stata sulle spine per giorni quando è successo. Soprattutto quando collaboravo col blog di una amica e quindi la faccia era la sua, non la mia.

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  2. Condivido anche questo articolo, perché mw gusta mucho!😍

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