giovedì 30 gennaio 2020

VITA DA SCRITTRICE: Non affidiamoci agli amici

Allora... un'altra cosa che mi viene regolarmente domandata è: a chi fai leggere i tuoi libri prima di pubblicarli?

Bene, se me lo avessero chiesto nel 2016-2017 quando ho cominciato l'avventura, avrei risposto più o meno così: leggere? ma leggere cosa? ma leggere chi? ma sei pazzo? nessuno legge il mio romanzo, IO leggo il mio romanzo, chetticredi? Leggere, ma senti un po'!

La verità è che avevo un sacrosanto pudore del mio lavoro. Oddio, chiamiamolo pure vergogna, va! Mi vergognavo come una ladra. Non so perché. Forse pensavo di non essere abbastanza brava, sotto sotto. Oppure temevo il giudizio di coloro che potevano non apprezzare certe parti del libro (perché nei miei romanzi c'è del buon vecchio sano sesso, ve lo dico proprio chiaro e tondo). Oppure ancora, magari era il fatto di poter essere considerata una sciocchina ingenua a inseguire un sogno del genere, quando avevo cose più serie a cui pensare (vedi lavoro, casa, famiglia).

Sta di fatto che per molto tempo nessuno l'ha saputo ne' tantomeno ha letto mezza riga.
Quando alla fine ho capito che non potevo fare tutto da sola, il mio primo pensiero è stato farlo leggere a qualcuno che mi fosse vicino. Un familiare o due, di sicuro. Un'amico o amica, magari, preferibilmente qualcuno che stesse affrontando le medesime tribolazioni. 
E così ho fatto. Ho cominciato a mandare in giro pagine del manoscritto a colleghi impegnati nelle loro trame, per avere una loro opinione. Ricevendone commenti entusiasti, a un certo punto ho iniziato a dirmi ehi, wow. Forte. Ma allora sei brava davvero! L'incoraggiamento - di cui non sarò mai abbastanza grata - mi ha davvero aiutato ad andare avanti.

Tuttavia il punto al momento non è se sono brava davvero, oppure no.
Il punto è: quanto obiettivi possono essere tua sorella o il tuo migliore amico?

Il problema è tutto lì. 
Quando chiediamo a qualcuno di leggere il nostro lavoro per valutarlo, quello che ci occorre è una valutazione il più possibile asettica e obiettiva
I nostri amici, i nostri famigliari, molto probabilmente ci leggeranno più che altro con la nobilissima intenzione di sostenerci e incoraggiarci, il che è importantissimo, ma non è l'unica cosa che conta.
Un amico difficilmente ti dirà  Ok baby, ci hai provato, ma fa schifo, rinuncia.
Una critica così brutale è tremenda da mandare giù, ma sono comunque convinta che anche una cattiveria di quel tipo sia meglio di una lode sperticata priva di fondamento. Perché quest'ultima conduce là dove nessun uomo è mai giunto molti uomini sono giunti prima
Dove, vi chiedete?
In un posticino chiamato Figuracciaville, quartiere Poveri Illusi, via delle Stroncature 1

Sono stronza?
Ebbene, lo sono, ma vi avevo avvisato (qui)

Il discorso è: se raccogliamo opinioni morbide che ci convincono che il lavoro è migliore di quello che sia realmente, perché la mamma non vuole deluderci e il marito teme di perdere i suoi diritti nel talamo coniugale, finiamo per rischiare di mandare alle stampe un romanzo pieno di difetti (come è successo a me la prima volta, ricordate?). Per questo insisto che sia fondamentale avere un editor o almeno un beta reader che sappia quel che fa e che non abbia legami emotivi col nostro romanzo! Perché una volta in commercio, potete stare certi che quelli che lo leggeranno non saranno vostri amici. Non avranno a cuore la vostra autostima, anzi, magari saranno di quelli che al grido di mors tua vita mea recensirebbero malissimo pure Tolkien, figuriamoci noi, se gli prestiamo il fianco.

Ma anche senza arrivare a tanto, i nostri lettori sono persone che hanno pagato per leggere il nostro libro, e che pretendono, se non proprio la perfezione, quantomeno un prodotto ben confezionato. E' inutile nascondersi dietro al fatto che "tanto ormai i refusi ci sono anche nei libri Mondadori". E' vero, che ci sono, ma questo non è una scusa per noi!

Ed è a quel punto che arrivano le seconde dolenti note: quando riceveremo le nostre recensioni a una stella, sono proprio i nostri affetti che si stringeranno attorno a noi per rassicurarci, come è naturale: allora cominceremo a sentirci dire che sono tutti dei poveri invidiosi, che si capisce lontano un miglio che il libro non l'hanno nemmeno letto, che noi siamo bravissimi e dobbiamo andare avanti per la nostra strada, che non dobbiamo dar retta.

E invece... invece forse un po' di retta dobbiamo darla. 
Perché è a quel punto che si vede di che pasta siamo fatti, come direbbe la mia amata Lady Violet Crowley



Rassegnamoci: non tutti quelli che ci criticano lo fanno per invidia.
La gentaccia in giro c'è, inutile negarlo, ma ci sono anche persone che quando muovono una critica severa, lo fanno a ragion veduta. E lo dico perché io lo faccio, quando recensisco o edito. Questo tipo di critica va assolutamente recepita e valutata. E gli errori vanno corretti! 

Non è facile. Ma questo non è un lavoro per vecchi mollacchioni. Per scrivere bisogna essere coraggiosi!








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