mercoledì 15 gennaio 2020

VITA DA SCRITTRICE: Così fan tutti - sulla grammatica e sull'editing, parte 1

Ora.
Io sono tante cose, ma sicuramente non una grammar-nazi.
Tuttavia, quando leggo un libro, mi piace che sia scritto correttamente.
E non ci sono santi ne' madonne, come si suol dire.

La conoscenza della lingua italiana è imprescindibile quando si vuole pubblicare un libro. So che sembra banale detto così, ma concorderete con me che prima o poi a tutti è capitato di leggere cose che voi umani... ecco.

Tuttavia, e adesso dirò una cosa strana, non è così indispensabile per scrivere un libro.


Certo, sarebbe meglio. 
Direi anche molto meglio.
Tuttavia, un manoscritto può permettersi anche qualche piccola magagna, qui e là, senza che il suo valore sia compromesso. 
Sempre che si sia disposti poi a correggerlo in fase di revisione.

Le dolenti note arrivano qui.

Mediamente, un autore-emergente-self nasce con la convinzione di poter fare tutto da solo. O di dover fare tutto da solo. Solitamente chi approccia il lavoro d'autore per la prima volta lo fa come hobby, o per divertimento, così, tanto per 'vedere come va'. Nella maggior parte dei casi non è previsto un investimento iniziale, tutto va fatto col minor dispendio di risorse possibile (possibilmente anche nessun dispendio) e magari anche in sordina. Quindi anche il lavoro di editing. Una volta che l'hai scritto, quanto impegno può volerci a rivedere il testo? Una passeggiata.
E comunque lo zio del fratello della tua coinquilina una volta non aveva scritto un racconto breve? Può sempre pensarci lui, come favore, visto che è già pratico.
Si. Certo.
Bell'errore. Gigantesco. Non c'è niente di più sbagliato.
La revisione del testo è di importanza fondamentale, e non va assolutamente sottovalutata. 

Come ho fatto io la prima volta (sbagliando!)
Una esempio pratico? La sottoscritta. Già.
Quando ho scritto il mio primo romanzo ero in una fase creativa incredibilmente florida. La trama mi veniva fuori dalle dita da sola, senza sforzo. Uno stato di grazia. Quando ho metaforicamente appoggiato la penna ero talmente orgogliosa di me stessa (e timorosa del giudizio altrui) che mi son detta: ci penso io. Sono brava. La grammatica la so! Che ci vorrà mai.
Già.
Sapete qual'è il problema? 
Che non sempre quello che c'è sulla carta corrisponde a quello c'è nella nostra testa.
Quando abbiamo passato sei mesi sulla prima stesura di una trama - scrivi, leggi, modifica, torna indietro, modifica, riscrivi - è molto probabile che ormai conosciamo ogni singola parola a memoria. E quindi gli errori non li vediamo. Rileggiamo una volta, due, magari anche tre, e il testo ci sembra perfetto, pronto per il pubblico. Ma non lo è. Credetemi.
Non parlo necessariamente di errori di grammatica gravi. Ma i refusi? Non vogliamo considerarli?
Questo è quello che è successo a me: ho pubblicato il primo volume della mia dilogia vichinga, tutta tronfia e orgogliosa, non appena mi sono arrivate le copie cartacee ne ho presa una e ho cominciato a leggerla. Autocompiacimento puro. La mia reazione a pagina 2? Eccola ⬇



Dopo 15 giorni l'ho ritirato dalla vendita, l'ho fatto editare come si deve, e l'ho rimesso in vendita. 


Che smacco, eh? :-)
Già. Una insopportabile umiliazione.

Perciò, datemi retta. Non fate il mio stesso errore.

(segue

















Nessun commento:

Posta un commento