martedì 14 gennaio 2020

RECENSIONE: CARNIVAL ROW - serie tv

Orbene, dunque.
Recensire questa serie non è semplice.
Dirò subito, per sgombrare il campo a ogni dubbio, che mi è piaciuta - anche se in effetti non ha incontrato un grandissimo successo di critica e, in parte, anche di pubblico.

La trama riguarda una sorta di mondo distopico o alternativo in cui si muovono, oltre ai normali

uomini come noi, anche esseri fatati di vario genere, principalmente pixies o fae - le fate appunto - e puck, ovvero fauni. La scena principale è la gigantesca e cosmopolita città di Burgue, dove molte fate si sono rifugiate dopo che una sanguinosa guerra (voluta dagli umani) ha devastato il loro mondo.
Burgue è chiaramente modellata sulla vecchia Londra vittoriana, ricostruita splendidamente e con costanti atmosfere drammaticamente cupe, che ricordano i film su Jack lo Squartatore (vi ricordate La vera storia di Jack lo Squartatore, con Johnny Depp?). Un uso estensivo del correlativo oggettivo: non s'è mai visto un raggio di sole in otto episodi!  E proprio al vecchio Jack la sceneggiatura sembra fare l'occhiolino quando gli esseri fatati cominciano a morire come le mosche, col corpo aperto e il fegato asportato. Il filone principale della trama parla proprio di questo: il protagonista Rycroft Philostrate detto Philo è un detective della polizia cittadina, unico a prendere questi omicidi a cuore e a voler trovare il colpevole. Per far questo, si deve mettere contro l'intero dipartimento di polizia, in cui il razzismo contro le fate profughe la fa assolutamente da padrone. Perché Philo ha così tanto interesse negli omicidi? Beh, ci sono due motivi. Uno è Vignette Stonemoss. Vignette è una fata che per i sette anni successivi all'invasione del regno fatato da parte del Patto (forza sconosciuta che ha assoggettato le terre delle fate combattendo contro Burgue, che invece le ha difese) ha aiutato la sua gente a fuggire oltre il mare, e a rifugiarsi a Burgue. È una partigiana, una rivoluzionaria, che ha conosciuto Philo quando lui era un soldato distaccato all'isola di Fae e che ha intrecciato con lui una storia d'amore appassionata. Purtroppo dopo l'invasione delle truppe del Patto, Philo ha scelto di farsi credere morto, nella convinzione che questo avrebbe protetto Vignette e pertanto, quando lei arriva a Burgue e lo ritrova detective di polizia vivo e vegeto, l'incontro tra i due non sarà tra i più idilliaci. La relazione tra loro dovrà nuovamente calibrarsi ma si sa: nessuno resiste a un amore predestinato e perciò da questo punto di vista alla fine tutto andrà come deve. Il secondo motivo ha a che fare con la nascita di Philo stesso, ma non posso svelarlo perché sarebbe uno spoiler davvero eccessivo! 

Tema principale a parte, ci sono anche una serie di interessanti sottotrame.
Una è quella che riguarda l'agone politico di Burgue, dove primo cittadino "liberale" si oppone a una fazione ultraconservatrice (e ultra-razzista nei confronti del popolo fatato) i cui toni e le cui rivendicazioni ricordano molto da vicino i rigurgiti di estrema intolleranza che oggi purtroppo tutto il mondo - Italia inclusa -  sta sperimentando. Un'altra invece ha come protagonisti un fratello e una sorella benestanti che cercano di emergere dal ceto medio di cui fanno parte la cui esistenza viene sconvolta quando un fauno nero e ricchissimo si trasferisce nella casa accanto alla loro. In cerca di affermazione sociale, il fauno conoscerà il perbenismo della middle class che non smette di guardarlo con sospetto.

A ben pensarci, si potrebbe dire che il tema principale della serie sia proprio il razzismo: ovunque lo si respira, lo si sperimenta, lo si percepisce. Gli esseri umani si ergono a giudici e giuria, considerandosi intrinsecamente superiori, relegando gli esseri fatati alle classi più umili e vessate della società e alla vita a Carnival Row: la strada del malaffare e della delinquenza dove si aprono innumerevoli bordelli in cui le fate si prostituiscono per gli ipocriti che sono razzisti alla luce del sole e molto, molto liberali nel chiuso della camera da letto.

Insomma si tratta di otto episodi ricchi di suggestioni inquietanti e tenebrose, e se anche non completamente originale (a parte il citato La storia vera di Jack lo Squartatore, la memoria va subito a Penny Dreadful per quanto riguarda le ambientazioni), la serie secondo il mio parere funziona, anche grazie alla splendida performance di Orlando Bloom, che ha finalmente smesso di essere immoto come Legolas per acquisire, con l'età e qualche ruga, fascino e carisma.

RECENSIONE IN PILLOLE
Consigliato a chi: ama gli ambienti molto gotici con tendenze steampunk
I temi della trama: la guerra, il razzismo, lottare per ciò in cui si crede
Il messaggio nascosto tra le righe: i segreti vengono sempre a galla
Voto finale: ⭐⭐⭐⭐ 









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