martedì 24 dicembre 2019

LA VITA DELL'ANDRE: DUE PAROLE SUL SOLSTIZIO D'INVERNO

Buongiorno a tutti.
Chi mi conosce personalmente sa che sono da sempre appassionata di antiche tradizioni legate ai culti   religiosi che i nostri ancestrali progenitori praticavano ai tempi in cui la vita umana era ancora inestricabilmente legata ai ritmi della natura.

Tra questi culti, quelli legati ai solstizi rivestono senz'altro un'importanza cruciale.
Durante il solstizio invernale, fissato generalmente al 21 dicembre e che quest'anno è avvenuto la mattina del 22 alle 5:19, la luce conosce il suo momento di minimo splendore, ovvero le ore in cui il sole resta al di sopra l'orizzonte sono veramente poche (oggi, solo 8 ore e 43 minuti). Durante i giorni del Solstizio, il sole sembra restare immobile nel punto più basso dell'orizzonte celeste per ben tre giorni, prima di ricominciare la sua lenta risalita allungando le giornate impercettibilmente ma inesorabilmente fino al successivo Solstizio, quello estivo.

Gli Dei che sono stati assimilati al sole nascente sono stati innumerevoli (Dionisio, Tammuz, Zeus, Horus...) e Cristo - che nasce tra il 24 e il 25 dicembre proprio quando il sole comincia a risalire, è solo uno dei tanti.

A Roma i festeggiamenti solstiziali erano dedicati al Sol Invictus, il sole invincibile. I festeggiamenti facevano parte dei Saturnalia e ne erano l'apice, il momento principale. Il culto prevedeva che i romani si scambiassero doni sotto la protezione della dea Strenia, una divinità di origine probabilmente sabina che era simbolo del nuovo anno, di prosperità e salute. Da questa tradizione e dal nome della dea, deriva la nostra tradizione di scambiarci le strenne natalizie.

Nei paesi celtici del nord si festeggia Yule, o Jòl.
I Druidi accendevano grandi fuochi al centro del villaggio, e gli abitanti portavano con se alle proprie case un ceppo ardente di fuoco sacro, per rischiarare le proprie abitazioni in vista del periodo più buio dell'anno. In tempi più recenti (fino al XX secolo in alcune nazioni come Scandinavia, Gran Bretagna persino sulle nostre Alpi) la notte della vigilia era il capofamiglia a benedire il ciocco e a gettarlo nel camino per farlo bruciare nei successivi 12 giorni. I resti del ceppo venivano poi conservati, in quanto    si attribuivano loro proprietà magiche (si credeva che favorissero il raccolto, l'allevamento, la fertilità delle donne e degli animali e la salute e che... proteggesse dai fulmini!) e spesso venivano riutilizzati per accendere il ceppo dell'anno successivo.
Il dolce natalizio noto come tronchetto di natale (un grosso pezzo di cioccolato modellato per sembrare un ramo d'albero) ha origine da questa tradizione.

Quasi tutte le nostre tradizioni odierne derivano da questi culti. Persino l'albero di natale, che è eco di una celebrazione di popolazioni indoeuropee che usavano decorare un abete con frutti e amuleti, per simboleggiare e propiziare l'abbondanza e la fertilità che auspicavano per il nuovo anno.

E Babbo Natale? Viveva nel Valhalla!
Oh beh. Ormai tutti sanno che il "vero" portatore di doni è San Nicola (Saint Nikolaus = Santa Claus) un vescovo che a quanto pare portava doni ai bambini vestito di verde. Meno noto è che l'iconografia più nota del vescovo Nikolaus, che aveva in effetti barba e casacca blu, è ripresa quasi identica... da Odino! Il dio norreno infatti era raffigurato come un uomo dalla folta barba bianca (in quanto dio del tempo) e con una casacca verde che rappresentava la sua natura silvana. Era Odino che con l'arrivo del nuovo anno portava i doni, quali: fertilità, abbondanza e protezione per gli uomini. E non solo: secondo la tradizione nordica, Odino amava organizzare battute di caccia durante il solstizio, cavalcando Sleipnir, il suo magico cavallo alato a otto zampe. Alla fine dalla caccia, Odino chiedeva ai bambini dei villaggi circostanti di lasciare sulla soglia di casa carote e fieno per nutrire Sleipnir. In cambio, il padre degli dei avrebbe lasciato loro regalini e dolcetti. 
Vi ricorda nulla? Già.
Poi ci ha messo lo zampino la Coca Cola, a quanto pare...

I baci sotto il vischio? Origine celtica. Il vischio era una pianta sacra simbolo di fertilità le cui bacche lattiginose contenevano, udite udite, niente meno che sperma divino! Ecco perché oggi ci baciamo sotto di esso! Forse dovremmo essere anche più audaci!! 😏

Oro incenso e mirra. 
Oro, davvero? Non vi siete mai chiesti cosa c'entrasse l'oro, un metallo prezioso, con due resine come l'incenso e la mirra? (Personalmente mi sono anche sempre chiesta che fine abbia fatto, quell'oro, una volta lasciato nella stalla, grotta o quel che era.) 
Le cose cambiano se pensiamo che l'oro non fosse davvero il metallo che tutti abbiamo in mente, ma una varietà di resina di benzoino chiamata oro per il suo colore giallo brillante.
In sostanza, i Magi portavano a Gesù resine profumate in onore alla tradizione che voleva queste sostanze bruciate sugli altari delle cerimonie religiose affinché i profumi salissero agli dei.

Il Presepio? Questa è grossa!
Gesù, Giuseppe e Maria in una grotta, con il bue e l'asinello. Secondo le antiche tradizioni europee però... 
il Dio-Bambino che rappresenta il Sole è l'ennesima rappresentazioni di tantissime divinità solari come Dionisio, Horus, Mitra,  Zeus e molti altri.
la grotta, cioè la caverna, l'antro sottoterra, rappresenta l'utero di Gea dal quale tutto nasceva, le gallerie sotterranee etrusco/romane per i rituali di fertilità legati a Ceres, i culti sotterranei delle dee del grano e del pane (proprio come Maria è definita "casa del pane"). Le grotte entro cui nacquero Dioniso, Giove, Dumuzi/Tammuz, Eros...
Maria e san Giuseppe: rappresentano la Dea vergine dei culti arcaici e il Dio fabbro che forgia dalla natura. Accanto a loro i propri animali sacri: rispettivamente la vacca/toro sacri alla Dea, e il Dio-Asino venerato sin dall'età egizia, quale alter ego e gemello solare di Horus, cioè Set. E di nuovo venerato a Roma, rappresentato come un uomo con la testa d'asino legato ad una croce.

Finalino polemico:
In sostanza, e con buona pace dei benpensanti - in buona o più probabilmente cattiva fede - che si riempiono la bocca e le urne con le "nostre sacre radici cristiane", negli ultimi duemila anni non ci siamo inventati proprio niente. Siamo saliti sulle spalle dei culti precedenti (che, per inciso, hanno una storia ben più lunga di duemila miseri annetti) e abbiamo assimilato, fagocitato, amalgamato quel che c'era cambiandogli semplicemente nome. Perciò al prossimo che viene a raccontarmi storielle, mi sento perfettamente legittimata a pigliarlo a bastonate col ceppo natalizio!



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